Bari calcio: ferita aperta, appello al riscatto e al futuro.

L’agonia sportiva del Bari si configura come una ferita aperta nel tessuto sociale della città, un campanello d’allarme che risuona con eco sempre più angoscianti.

La mera constatazione di una serie di sconfitte, come l’ultimo amarissimo confronto con la Juve Stabia, cela un problema ben più profondo: una gestione che sembra disconnessa dalla vitalità e dalle aspettative di una comunità intera.

Il rischio di retrocessione non è solo una questione di posizioni in classifica; rappresenta la concretizzazione di un fallimento che erode l’identità e l’orgoglio di Bari.
La squadra di calcio, lungi dall’essere una proprietà privata da sfruttare, è un bene comune, un patrimonio immateriale che incarna la storia, le tradizioni e le aspirazioni di un popolo.
Il calcio barese è un linguaggio condiviso, un collante sociale che unisce generazioni e classi sociali diverse.

Ignorare questo significato profondo e ridurre la squadra a un mero veicolo di profitto è un atto di lesa cittadinanza.
L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Leccese, non può rimanere spettatrice di un declino che mette a repentaglio non solo la competizione sportiva, ma anche la stabilità emotiva e la coesione sociale della città.
La passione dei tifosi, un fiume in piena di energia e speranza, rischia di essere soffocata da un immobilismo che rasenta l’indifferenza.

Le critiche non si limitano alla mera performance sul campo; riguardano l’assenza di una visione strategica a lungo termine, la mancanza di trasparenza nelle scelte gestionali e la difficoltà nel creare un progetto calcistico solido e sostenibile.
Le voci di insoddisfazione che emergono dalle gradinate non sono semplici lamenti; sono il grido di una comunità che si sente tradita.
L’appello a un intervento immediato, attraverso investimenti mirati al mercato di gennaio, non è un mero desiderio di riscatto sportivo; è un atto di responsabilità verso la città e i suoi abitanti.
Le parole del presidente De Laurentiis, pur auspicando un cambio di rotta, devono tradursi in azioni concrete, in scelte coraggiose e in un impegno reale a restituire al Bari il ruolo di orgoglio e di simbolo che gli appartiene.

È tempo di abbandonare le logiche del breve termine e di abbracciare una prospettiva di lungo respiro, che metta al centro il bene comune e che valorizzi il calcio come strumento di crescita sociale e di promozione dell’identità barese.

La storia del Bari merita un futuro di gloria, non un epilogo di vergogna.

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