La Basilicata si trova di fronte a un paradosso strutturale: una regione dotata di un patrimonio naturale e minerario considerevole, capace di generare ingenti ricavi, che però continua a soffrire di carenze infrastrutturali e di un diffuso senso di marginalità.
L’accumulo di risorse finanziarie, in particolare quelle derivanti dagli accordi “non oil” stipulati con le compagnie energetiche Eni, Shell, Total e Mitsui, accentua questo contrasto.
Angelo Chiorazzo, leader di Basilicata Casa Comune e vicepresidente del Consiglio regionale, ha sollevato un campanello d’allarme durante una conferenza stampa incentrata su progetti di compensazione ambientale e sviluppo sostenibile.
La denuncia riguarda la latitanza di una visione strategica da parte dell’attuale amministrazione regionale di centrodestra, responsabile, a detta dei consiglieri regionali, di una gestione inefficiente e poco trasparente di risorse cruciali per il futuro della regione.
A distanza di oltre due anni dalla firma degli accordi “non oil”, secondo le stime di Basilicata Casa Comune, sono disponibili oltre 310 milioni di euro destinati a mitigare l’impatto ambientale delle attività estrattive e a promuovere uno sviluppo territoriale equilibrato e resiliente per il periodo 2019-2030.
Nonostante questo ingente capitale, una parte significativa rimane inutilizzata o, in casi specifici come il progetto “Basilicata On Health”, deviata per coprire esigenze immediate del sistema sanitario regionale.
La critica di Basilicata Casa Comune si focalizza sulla mancanza di una programmazione organica e condivisa.
I consiglieri regionali lamentano la mancata discussione di interrogazioni presentate fin dal settembre precedente, evidenziando una preoccupante opacità decisionale.
La proposta concreta avanzata dall’associazione mira a una riallocazione strategica delle risorse residue e di quelle che matureranno nei prossimi cinque anni, per un ammontare stimato in circa 145 milioni di euro.
Questa somma dovrebbe essere indirizzata verso investimenti strutturali e duraturi, in linea con i principi della transizione ecologica equa e sostenibile, e in coerenza con le nuove direttrici industriali tracciate da Eni e Total, che includono lo sviluppo di tecnologie innovative e la creazione di nuovi posti di lavoro in settori a basso impatto ambientale.
L’obiettivo ultimo è trasformare le risorse derivanti dagli accordi “non oil” in un motore di sviluppo sostenibile per la Basilicata, promuovendo l’innovazione, migliorando la qualità della vita dei cittadini e contribuendo a costruire un futuro più prospero e resiliente per la regione.
L’urgenza della situazione impone un cambio di rotta, una maggiore trasparenza e una visione lungimirante da parte dell’amministrazione regionale.

