Nel cuore dell’Andalusia, a Jaén, e nella vibrante cornice parigina, si sono levate due preghiere di beatificazione che testimoniano la resilienza della fede cristiana di fronte all’odio e alla violenza.
Ieri, la Chiesa ha elevato alla beatitudine due gruppi di figure esemplari: un manipolo di sacerdoti e numerosi compagni, guidati da don Manuel Izquierdo Izquierdo e don Antonio Montañés Chiquero, vittime della repressione religiosa che insanguinò la Spagna tra il 1936 e il 1938, e, contemporaneamente, a Parigi, cinquanta martiri dell’apostolato cattolico, religiosi, seminaristi e laici, caduti sotto il giogo nazista tra il 1944 e il 1945.
Papa Leone, durante la preghiera dell’Angelus, ha offerto un commosso omaggio a questi coraggiosi testimoni, sottolineando la loro fedeltà al Vangelo che li spinse ad affrontare la morte con straordinaria dignità.
Il loro sacrificio non fu un atto isolato, bensì il culmine di una fede incrollabile, radicata nel servizio al prossimo e nell’obbedienza alla Chiesa.
Questi eventi, separati da decenni e da contesti storici differenti – l’implacabile guerra civile spagnola e l’oppressione brutale dell’occupazione nazista in Germania – si rivelano speculari nella loro essenza: l’odio ideologico, la volontà di estirpare ogni forma di dissenso religioso, la persecuzione sistematica di coloro che professavano la fede cristiana.
Don Manuel Izquierdo e don Antonio Montañés, con i loro compagni, incarnano la tenacia di un clero che, in un momento di profonda crisi sociale e politica, scelse di rimanere al fianco della propria comunità, offrendo conforto, speranza e sostegno spirituale, pagando il prezzo ultimo con la vita.
I cinquanta martiri parigini, a loro volta, rappresentano la resilienza della Chiesa cattolica sotto il regime nazista, un’istituzione che, pur tra compromessi e silenzi, continuò a offrire una voce di speranza e a proteggere i più vulnerabili.
La beatificazione non è semplicemente un atto formale; è un invito alla riflessione profonda sulla natura della fede, sulla sua capacità di ispirare atti di coraggio e sacrificio, e sulla costante necessità di difendere la libertà religiosa in un mondo ancora segnato da conflitti e intolleranza.
Questi martiri ci esortano a non dimenticare le lezioni del passato, a coltivare la compassione e il rispetto per ogni persona, e a costruire un futuro in cui la fede possa essere professata liberamente e in sicurezza.
La loro memoria, elevata agli onori degli altari, diventi un faro per le generazioni future, illuminando il cammino verso la pace e la riconciliazione.






