Carlo Felice: Rinvio de *Il Nome della Rosa*, tra Arte e Economia

La decisione del Carlo Felice di rinviare la rappresentazione de *Il Nome della Rosa*, opera ambiziosa e attesa, si configura come un nodo complesso all’incrocio tra tradizione, innovazione e sostenibilità economica nel panorama dell’opera italiana.

Francesco Filidei, compositore dell’opera, esprime con rammarico l’accaduto, lamentando di essere stato informato della decisione in una fase avanzata, quando già erano in corso le selezioni dei cantanti per una nuova produzione di *Tosca*.

Questa mancata comunicazione preclude la possibilità di un confronto costruttivo, che avrebbe potuto forse consentire di superare le difficoltà incontrate, magari attraverso soluzioni tecniche innovative, come l’integrazione di elementi elettronici nell’esecuzione corale.
Filidei non si limita a esprimere frustrazione, ma solleva un interrogativo cruciale: la rinuncia a un’opera come *Il Nome della Rosa*, frutto di un percorso di ricerca e contaminazione tra passato e futuro, rischia di impoverire l’offerta culturale e di allontanare un pubblico giovane e desideroso di nuove esperienze.
La sostituzione con *Tosca*, un titolo consolidato e rivolto a un pubblico più tradizionale, appare a Filidei come un segnale di ripiego, un compromesso che sacrifica l’audacia artistica sull’altare della sicurezza commerciale.
Il compositore sottolinea la ricchezza dell’offerta operistica contemporanea, citando opere di John Adams e Thomas Adès, e richiama l’attenzione sulla sua *Inondation*, un’opera di formato ridotto che attende ancora la sua prima esecuzione italiana, come testimonianza di un impegno costante verso la ricerca e l’innovazione.

Michele Galli, sovrintendente del Carlo Felice, motiva la decisione con un approccio pragmatico, definendola “dolorosa ma necessaria”, frutto di una “valutazione prudente e rispettosa del lavoro di tutti”.
La scelta non è percepita come un fallimento artistico, ma come una rinuncia temporanea, un atto di responsabilità verso il teatro, i suoi dipendenti e il pubblico.
Il sovrintendente riconosce il valore intrinseco de *Il Nome della Rosa*, esprimendo l’orgoglio del teatro per questo progetto di “altissimo valore”.
Tuttavia, sottolinea la necessità di creare le condizioni economiche adeguate per affrontare una produzione di tale portata con serenità e competenza.
La rinuncia, in questa prospettiva, è vista come un investimento a lungo termine, un modo per garantire che, quando l’opera sarà riproposta, possa essere realizzata con la dovuta cura e qualità, evitando di compromettere la sua integrità artistica e la soddisfazione del pubblico.

La sospensione, dunque, non è una chiusura, ma una promessa di un futuro ritorno, un atto di fede nel potenziale dell’opera e nella capacità del teatro di coltivare nuove forme di espressione e di coinvolgere un pubblico sempre più ampio e diversificato.

- pubblicità -
- Pubblicità -
- pubblicità -
Sitemap