Nella suggestiva cornice della chiesa di San Castrese a Marano, si è levata una solenne celebrazione in suffragio delle Regine d’Italia, un momento di riflessione e commemorazione che ha visto la partecipazione di una vasta platea di autorità civili, rappresentanti di associazioni e una commovente presenza spirituale.
La funzione religiosa, presieduta da don Luigi Merluzzo, è stata promossa dall’Associazione Internazionale Regina Elena, testimoniando un impegno costante nella salvaguardia della memoria e nell’esaltazione dei valori incarnati da queste figure storiche.
Un messaggio di saluto, formulato in forma epistolare dal Principe Sergio di Jugoslavia, ha offerto un’illuminante chiave di lettura dello spirito caritatevole che animò la Regina Elena, sottolineando al contempo i legami profondi che legavano Maria Josè al territorio maranese, un rapporto di reciproca influenza e apprezzamento.
L’evento ha visto la partecipazione di numerose delegazioni associative, tra cui l’Associazione San Castrese, le rappresentanze dell’Associazione Nazionale Carabinieri, dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia e della Sezione napoletana dell’Associazione Nazionale Militari della Croce Rossa in congedo, a riprova del vasto consenso e della rilevanza storica della figura commemorata.
La celebrazione si è focalizzata sulla figura di Elena del Montenegro (1873-1952), Regina d’Italia, consorte di Vittorio Emanuele III, una sovrana la cui esistenza fu caratterizzata da una profonda spiritualità e da un instancabile impegno a favore del popolo italiano.
La sua canonizzazione, avviata nel 2001 con la proclamazione di Serva di Dio, rappresenta un riconoscimento ufficiale della sua fede incrollabile e delle sue opere di carità, che le valsero il soprannome di “Regina della Carità”.
L’impegno umanitario di Elena del Montenegro si distinse particolarmente durante i periodi di grave calamità, come i devastanti terremoti che colpirono l’Italia.
La sua risposta, sempre tempestiva e sentita, trascende la mera assistenza materiale, testimoniando un’autentica compassione e una profonda vicinanza alle sofferenze del popolo.
La sua umiltà, un tratto distintivo del suo carattere, la portò a dedicarsi con dedizione al servizio degli altri, anche durante gli anni dell’esilio, mantenendo sempre vivo il suo legame con la nazione e i suoi valori.
La sua eredità rappresenta un esempio di regalità ispirata alla carità cristiana, un modello di impegno civile e spirituale che continua a illuminare il presente.








