L’epilogo delle recenti dimissioni di Giorgio Cipollini e di altri dirigenti della Cisl-Fp, e le successive reazioni interne, sollevano interrogativi profondi e necessitano di un’analisi che vada al di là delle immediate interpretazioni.
L’emersione di queste posizioni critiche, esclusivamente al termine di mandati massimali e dopo aver occupato ruoli apicali, appare paradossale.
Questi limiti temporali, istituiti come garanzia di una governance democratica e di un continuo ricambio generazionale, dovrebbero rappresentare un motore di rinnovamento, non un ostacolo percepito.
La circostanza che queste contestazioni si manifestino nonostante la Cisl abbia formalmente riconosciuto e remunerato posizioni di primaria importanza, intensifica ulteriormente il dubbio che l’azione sottostante sia guidata da dinamiche individuali piuttosto che da un genuino impegno per il futuro del sindacato e, soprattutto, per il bene dei lavoratori che esso rappresenta.
La visione esplicita del segretario generale della Cisl Marche, Marco Ferracuti, si pone come una ferma riaffermazione dei principi fondanti dell’organizzazione.
La Cisl non può, e non dovrà mai, trasformarsi in una struttura basata sull’accumulo di incarichi a vita o sulla creazione di privilegi personali.
Essa è, e deve rimanere, una comunità coesa, animata da un sistema di regole condivise, unita dalla responsabilità collettiva e vincolata al naturale avvicendamento delle figure apicali.
Questa filosofia non è un vincolo restrittivo, bensì un presupposto essenziale per la sua stessa vitalità e per la sua capacità di rispondere efficacemente alle esigenze di tutela, rappresentanza e assistenza che provengono dai lavoratori.
In linea con questo approccio, le parole del segretario generale Cisl-Fp, Giovanni Cavezza, affrontano direttamente le accuse mosse, presentandole come infondate e incongruenti alla luce dei risultati concreti raggiunti.
La leadership indiscussa della Cisl nella regione, confermata dalle recenti elezioni RSU (aprile 2025), la sua presenza capillare e attiva in settori cruciali come il pubblico impiego, la sanità privata e il terzo settore, testimoniano l’efficacia del suo operato.
Queste conquiste non sono frutto di casualità, ma il risultato di un impegno costante, di una profonda conoscenza del tessuto lavorativo e di una capacità di ascolto sempre attenta alle istanze dei lavoratori.
L’assicurazione di Cavezza di proseguire con serietà, passione e responsabilità non è una promessa retorica, ma un impegno tangibile volto a difendere i diritti e la dignità di ogni lavoratore marchigiano, consolidando il ruolo della Cisl come pilastro fondamentale della loro tutela.
La vicenda, nel suo complesso, rappresenta un momento di riflessione critica per l’intera organizzazione, un’occasione per rinsaldare i valori fondanti e per garantire che la sua azione resti sempre orientata al servizio del bene comune.









