Corigliano, Ilva: lavoratori in corteo, chiesto intervento governo.

La tensione palpabile che aveva permeato l’area esterna dell’ex stabilimento Ilva di Cornigliano si è trasformata in un corteo interno, un fiume umano che si dirige verso il presidio permanente in via Cornigliano.

La conclusione dell’assemblea, animata da parole di speranza e frustrazione, ha segnato l’inizio di una nuova fase nella vertenza che attanaglia il territorio e le vite di centinaia di lavoratori.
L’attenzione del sindacato, rappresentato da figure di spicco come Armando Palombo, coordinatore della RSU Fiom Cgil, ha riconosciuto il gesto di vicinanza dimostrato dalla sindaca di Genova, Silvia Salis, e dal governatore Marco Bucci.
Un segnale di apertura, certo, ma insufficiente a placare l’urgenza che pervade l’ambiente.

L’interesse manifestato dalle istituzioni locali, pur gradito, non può sostituire un intervento deciso e strutturale a livello governativo.

La parola d’ordine, ora, è l’attesa di una convocazione ufficiale da parte dell’esecutivo.
Non si tratta di una mera richiesta, ma di un imperativo categorico.
Il “caso Genova” non può più essere relegato a un dossier polveroso, un problema di secondo piano.

Riguarda il futuro di un’area industriale cruciale, la dignità di lavoratori che hanno dedicato anni di impegno e sacrificio a un’azienda che, a causa di scelte politiche ed economiche discutibili, si è trovata sull’orlo del baratro.
La richiesta di una “data certa” per la discussione non è un atto di arroganza, ma l’espressione di una legittima esigenza di trasparenza e responsabilità.
I lavoratori non intendono accettare promesse vaghe o tempistiche indefinite.
Vogliono garanzie concrete, un piano di risanamento credibile, che contempli non solo la riqualificazione ambientale, ma anche la salvaguardia dei posti di lavoro e la valorizzazione delle competenze acquisite.
La vertenza Ilva di Cornigliano incarna una più ampia crisi di modello industriale, un campanello d’allarme che risuona a livello nazionale.

È una questione di giustizia sociale, di riconversione sostenibile, di diritto al lavoro.
Il corteo, il presidio, le assemblee non sono semplici manifestazioni di protesta, ma un monito per le istituzioni, un appello a non dimenticare le persone e il territorio che hanno retto e continuano a reggere il peso di un’eredità complessa e dolorosa.
Il futuro di Cornigliano, e forse di altre aree industriali in difficoltà, dipende dalla capacità di ascolto e dall’impegno concreto delle forze politiche ed economiche.

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