La criminalità organizzata in Sicilia, e in particolare Cosa Nostra, sta attraversando una fase di profonda trasformazione, un’evoluzione che ne mette in discussione le forme tradizionali e le modalità di inserimento nel tessuto sociale.
Come sottolinea il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, l’immagine di una mafia monolitica e gerarchica, quella evocata dagli anni di lupara corleonese, è ormai superata.
La pressione costante e trentennale delle istituzioni ha eroso la sua struttura originaria, costringendola a reinventarsi per sopravvivere.
Oggi, Cosa Nostra non è più un’entità elitaria e isolata, ma si presenta come un organismo più fluido, capace di adattamento e di contaminazione.
Una delle sue strategie principali è la ricerca di una collusione sempre più stretta con settori della borghesia imprenditoriale e finanziaria, una sorta di “dialogo” taciuto che alimenta il suo potere economico e ne legittima la presenza nel territorio.
Questa ricerca di connivenza, lungi dall’essere un fenomeno nuovo, si caratterizza oggi per una maggiore sofisticazione e per la capacità di aggirare i controlli, sfruttando le vulnerabilità del sistema economico e politico.
Il percepito allarme sicurezza in città non va quindi interpretato in termini di una rinascita della potenza mafiosa, ma piuttosto come espressione di una criminalità frammentata e destabilizzata.
La perdita di controllo territoriale da parte di Cosa Nostra ha generato un vuoto che viene colmato da gruppi di giovani, spesso disorientati e privi di una vera e propria identità criminale, che agiscono in modo autonomo e violento.
Questi fenomeni, pur essendo collegati in qualche modo al traffico di armi gestito da Cosa Nostra, devono essere analizzati in una prospettiva socio-culturale più ampia, che tenga conto delle dinamiche di marginalizzazione e di esclusione che caratterizzano molte aree urbane.
De Lucia esprime inoltre profonda preoccupazione per le recenti riforme del sistema processuale penale, denunciando la mancanza di una visione organica e coordinata.
L’accumulo di interventi legislativi, spesso costosi e contraddittori, rischia di compromettere ulteriormente l’efficienza e l’equità del sistema giudiziario italiano, già gravato da pesanti criticità.
L’assenza di una riforma strutturale che affronti le cause profonde dell’inefficienza, come la carenza di risorse umane e tecnologiche, e che semplifichi le procedure, si traduce in un perpetuarsi di processi interminabili e in un aumento del rischio di errori giudiziari.
Infine, il referendum sulla separazione delle carriere giudiziarie, come sottolinea il procuratore, riflette un profondo desiderio di giustizia da parte dei cittadini, che aspirano a un sistema giudiziario più rapido, efficiente e affidabile.
La riforma costituzionale proposta, tuttavia, non garantisce né maggiore sicurezza da errori giudiziari, né una significativa accelerazione dei processi.
L’auspicio è che il voto popolare possa spingere il legislatore a ripensare radicalmente il sistema giudiziario, ponendo al centro la tutela dei diritti dei cittadini e la garanzia di un processo equo e tempestivo.
Il futuro della lotta alla criminalità organizzata passa inevitabilmente attraverso un rafforzamento del sistema giudiziario e una maggiore consapevolezza da parte della società civile.

