L’aria al Niguarda di Milano è sospesa, intrisa di un dolore sordo che vibra tra i corridoi.
I volti dei genitori, segnati da notti insonni e dalla morsa di un’angoscia profonda, raccontano una storia di speranza spezzata e di attesa straziante.
La tragedia di Crans-Montana, un idillio alpino trasformato in un incubo, ha lasciato un’impronta indelebile nelle loro vite, lacerando il tessuto di una comunità di amici uniti da un viaggio, da un’avventura che si è rivelata fatale per alcuni e fonte di terrore per molti altri.
L’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, ha descritto la condizione dei familiari come un trauma acuto, un shock emotivo che ha investito intere famiglie, lasciandole disorientate e profondamente vulnerabili.
Il dolore si manifesta in forme diverse: alcuni sono paralizzati dalla paura, altri si aggrappano con forza alla speranza, alimentata dai racconti frammentari che giungono dalle zone colpite, mentre altri ancora sono sommersi da una disperazione silenziosa, che ne appanna il giudizio e ne intorpidisce l’azione.
La macchina dell’emergenza psicologica è al lavoro incessantemente.
Un team di cinque psicologi all’interno del Niguarda offre supporto immediato, creando uno spazio sicuro dove i genitori possono esprimere il loro dolore, le loro paure e le loro speranze.
Un altro team, coordinato a livello nazionale e operativo direttamente a Crans-Montana, si dedica all’assistenza dei genitori dei ragazzi ancora dispersi, coloro che vivono l’agonia di un’attesa infinita, sospesi tra la speranza e la certezza.
La complessità della situazione è aggravata dalla natura stessa del trauma.
Non si tratta solo della perdita di una persona cara, ma della potenziale perdita di più persone, legate da un rapporto di amicizia e condivisione.
La mancanza di certezze, l’incertezza sul destino dei propri figli, alimentano un senso di impotenza e frustrazione che rende ancora più difficile affrontare il dolore.
La comunità scientifica riconosce che il trauma può manifestarsi con sintomi a breve e a lungo termine, che vanno dall’insonnia e dall’ansia a disturbi post-traumatici da stress.
Per questo motivo, l’assistenza psicologica non si limita al supporto immediato, ma mira a fornire strumenti e strategie per affrontare le conseguenze a lungo termine del trauma, promuovendo la resilienza e il recupero psicologico.
La tragedia di Crans-Montana è una ferita aperta per l’intera nazione, un monito sulla fragilità della vita e sulla necessità di affrontare le emergenze con competenza, compassione e un profondo senso di responsabilità collettiva.
La speranza, nonostante tutto, risiede nella forza d’animo dei genitori, nella solidarietà della comunità e nella determinazione di coloro che lavorano instancabilmente per alleviare il loro dolore e per riportare un barlume di luce in un momento di tenebra.





