L’affermazione del Presidente Acquaroli, che imputa alla sinistra una presunta negligenza nell’affrontare il tema dell’integrazione e definisce la destra come espressione di un’evidente sensibilità razziale, genera un dibattito che cela una questione ben più urgente: la profonda inadeguatezza delle politiche regionali nel contrasto al disagio giovanile.
Questa strumentalizzazione del dibattito sull’identità, come sottolinea Andrea Nobili, consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra ed ex Garante per i diritti dei minori, rappresenta un tentativo di deviare l’attenzione dalle reali responsabilità amministrative.
La critica di Nobili non si limita a respingere l’accusa di Acquaroli, ma la ribalta, evidenziando come la vera colpa risieda nell’incapacità della Regione Marche di elaborare e implementare politiche adeguate per rispondere ai bisogni dei giovani.
Il disagio giovanile non è una conseguenza dell’origine etnica o dell’appartenenza culturale, come vorrebbe far credere la retorica identitaria, ma è il prodotto di un intricato sistema di fattori socio-economici, territoriali ed educativi.
La chiusura dell’Osservatorio regionale sul disagio giovanile, una decisione priva di lungimiranza, testimonia una volontà di eludere l’analisi strutturale del problema, preferendo soluzioni superficiali e stigmatizzanti.
Il vero fallimento non è nell’aver trascurato l’integrazione, ma nell’aver fallito nel creare un ambiente che favorisca lo sviluppo armonioso di tutti i giovani, indipendentemente dal loro background.
Servizi sanitari accessibili, opportunità educative di qualità, presidi territoriali attivi, spazi di aggregazione sicuri: questi sono gli elementi costitutivi di una società inclusiva e resiliente.
La retorica della sicurezza, invocata da Acquaroli, suona vuota e ipocrita se non è accompagnata da azioni concrete volte a prevenire il disagio e a promuovere il benessere dei giovani.
La complessità di una società moderna richiede competenze specifiche, capacità di ascolto e una visione strategica che vada al di là di slogan populisti e divisioni artificiali.
La governance regionale, al momento, non dimostra di possedere tali qualità, limitandosi a perpetuare un ciclo di promesse non mantenute e soluzioni parziali.
L’etichetta di “incompetenti e incapaci” non è un’offesa gratuita, ma una constatazione amara di una leadership distante dai bisogni reali della comunità.
Il vero atto di responsabilità sarebbe riconoscere il proprio fallimento e avviare un percorso di profonda riforma delle politiche giovanili, mettendo al centro il benessere e la crescita di tutti i giovani marchigiani.
Il dibattito non deve essere una battaglia ideologica, ma un’opportunità per costruire un futuro migliore per le nuove generazioni.









