L’eco delle dichiarazioni di John Elkann ha generato un’onda di reazioni, alimentata da un misto di analisi e sottile sarcasmo.
Giovanni Cobolli Gigli, figura storica della Juventus e portavoce di una certa esperienza calcistica, ha espresso un giudizio pungente durante la trasmissione “Radio Anch’io Sport” su Rai Radio 1, interrogandosi, con un’apice di ironia, sulla sincerità originaria del messaggio.
La postura di Elkann, descritta come assorta nella lettura durante l’esposizione, ha sollevato dubbi sulla profonda convinzione alla base delle sue parole.
Un dettaglio apparentemente minore, ma che secondo Cobolli Gigli rivela una certa distanza emotiva e intellettuale dalla decisione presa.
La lettura, in questo contesto, non è interpretata come semplice gesto preparatorio, ma come un sintomo di una riflessione non del tutto interiorizzata.
La scelta di respingere l’offerta di Tether, un’entità finanziaria di rilevanza globale, per una quota di controllo della Juventus, non è solo una decisione aziendale, ma un atto che rimodella il futuro del club.
Un rifiuto che implica una visione strategica alternativa, una resistenza a un percorso finanziario diverso e, implicitamente, un posizionamento ideologico.
L’offerta di Tether, superando il miliardo di euro, rappresentava un’iniezione di capitale significativa, un potenziale volano per lo sviluppo e la competitività.
Il rifiuto, quindi, suggerisce una preferenza per una crescita più organica, una maggiore autonomia decisionale, o forse, una cautela nei confronti di un’influenza esterna troppo marcata.
Cobolli Gigli, con la sua osservazione acuta, ha toccato un nervo scoperto: la necessità di discernere tra la retorica aziendale e la reale adesione a una scelta che, al di là dei numeri, determina l’identità e il destino di una delle istituzioni più amate d’Italia.
Il dubbio espresso non è un attacco personale, ma una richiesta di trasparenza e di autenticità, un invito a comprendere a fondo le motivazioni che spingono chi detiene il potere di prendere decisioni così cruciali.
Si tratta di comprendere se la scelta sia frutto di una riflessione ponderata e condivisa, o di una mera formalità esecutiva.





