La drammatica carenza di personale medico nei reparti di emergenza-urgenza delle strutture ospedaliere di Campobasso e Isernia continua a rappresentare una sfida cruciale per il sistema sanitario regionale.
L’arrivo di quattro nuovi professionisti con incarichi libero-professionali, sebbene rappresenti un sollievo temporaneo, non risolve un problema strutturale che affligge l’intera area.
La situazione, come evidenziato dalla recente comunicazione della Direttrice del Reparto di Medicina e Chirurgia d’Accettazione e Urgenza dell’Ospedale “Cardarelli” di Campobasso, Paola Di Rocco, si colloca in un quadro di persistente difficoltà.
La richiesta formale di riapertura dei termini per la presentazione delle domande relative agli incarichi libero-professionali, emessa il 9 gennaio, non è un evento isolato ma la conseguenza di un fallimento reiterato: i bandi di concorso emanati dall’Azienda Sanitaria Regionale (ASREM) non hanno attratto un numero sufficiente di candidati qualificati, lasciando scoperti posti essenziali.
Questa incapacità di reclutamento strutturale mette a rischio la capacità di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ovvero quel pacchetto minimo di prestazioni che ogni cittadino ha diritto a ricevere.
La gravità della situazione si traduce in un carico di lavoro eccessivo per il personale esistente, con potenziali ripercussioni sulla qualità dell’assistenza e sul rischio di burnout.
Per fronteggiare l’emergenza, la Struttura Commissariale del Molise, nel suo ruolo di garante dell’operatività dei servizi sanitari essenziali, ha adottato una misura straordinaria: l’autorizzazione al conferimento di incarichi libero-professionali a medici in pensione.
Questa soluzione, pur essendo temporanea e mirata a colmare il vuoto lasciato dalla carenza di personale, solleva interrogativi sull’efficacia e la sostenibilità di un sistema che si affida a risorse limitate e discontinue per assicurare servizi vitali.
L’utilizzo di risorse pensionistiche, sebbene comprensibile nell’immediato, evidenzia una più ampia crisi di pianificazione e di attrattività del sistema sanitario molisano.
La problematica non si esaurisce con la semplice carenza numerica.
È necessario un’analisi approfondita delle cause che rendono meno appetibile l’operare nel sistema sanitario regionale, che potrebbero includere fattori economici, di sviluppo professionale, di carico di lavoro e di condizioni ambientali.
Un approccio sistemico, che coinvolga la programmazione strategica, la valorizzazione delle risorse umane e l’innovazione organizzativa, si rende imprescindibile per superare questa emergenza e costruire un sistema sanitario resiliente e in grado di rispondere efficacemente alle esigenze di salute della popolazione.
La soluzione a breve termine non può, tuttavia, distogliere l’attenzione dalla necessità di investimenti strutturali e di una revisione complessiva delle politiche sanitarie regionali.







