Il terzo giorno di mobilitazione vede Genova nuovamente teatro di una forte contestazione da parte dei lavoratori ex Ilva, un segnale tangibile della profonda incertezza che grava sul futuro dello stabilimento di Cornigliano.
La protesta, alimentata da un piano governativo percepito come una riduzione drastica delle attività produttive, si è concretizzata in un persistente presidio che investe diverse aree strategiche della città.
L’assemblea dei lavoratori, convocata all’ingresso dello stabilimento, rappresenta un momento cruciale: un’occasione per discutere le strategie di lotta e per definire i prossimi passi in risposta a una situazione che minaccia direttamente l’occupazione e il tessuto socio-economico locale.
L’aria è carica di tensione, ma anche di determinazione, un misto di frustrazione per le promesse non mantenute e di speranza in una soluzione che salvaguardi il patrimonio industriale e le competenze accumulate nel corso degli anni.
La piazza Savio, nodo cruciale per i collegamenti ferroviari, è diventata il fulcro del presidio, trasformando la viabilità in un intrico di disagi e ritardi.
Il blocco stradale, protratto incessantemente, incide pesantemente sulla mobilità cittadina, evidenziando la portata della protesta e la sua capacità di interrompere le normali dinamiche urbane.
La scelta di questo luogo non è casuale: simboleggia l’interconnessione tra lo stabilimento, i lavoratori e la comunità che dipendono dalla sua sopravvivenza.
Anche la strada Guido Rossa, arteria vitale per il collegamento con l’autostrada Genova Aeroporto, risulta bloccata, aggravando ulteriormente la situazione del traffico.
Questo ulteriore punto di interruzione sottolinea l’estensione della protesta e la volontà dei manifestanti di rendere visibile la loro voce a un pubblico più ampio, includendo i flussi autostradali che convergono verso la città.
La mobilitazione non è solo una risposta immediata al piano governativo, ma si configura come un grido d’allarme che solleva interrogativi profondi sul futuro dell’industria siderurgica italiana, sulla gestione delle crisi aziendali e sulla responsabilità sociale delle politiche economiche.
Dietro la protesta si celano storie di famiglie, di comunità intere che vedono minacciato il proprio sostentamento e il proprio futuro, alimentando un sentimento di rabbia e di frustrazione che si traduce in una resistenza determinata.
La situazione richiede un confronto aperto e costruttivo tra tutte le parti coinvolte, al fine di trovare soluzioni sostenibili che preservino il lavoro, il know-how e il ruolo strategico dello stabilimento di Cornigliano nel contesto economico nazionale.
La pressione esercitata dai lavoratori è un monito a non sottovalutare l’importanza del dialogo e della ricerca di compromessi per evitare conseguenze ancora più gravi per l’economia e il tessuto sociale del territorio.







