La crescente preoccupazione per l’impatto ambientale delle attività industriali a Falconara Marittima si è manifestata in un acceso confronto pubblico, culminato in una protesta durante un intervento istituzionale.
L’attenzione era focalizzata sulla potenziale vendita della raffineria Api alla società energetica azera Socar, un’operazione che rischia di aggravare una situazione ambientale già critica.
Il comitato Mal’Aria, voce dei cittadini sensibilizzati, ha espresso apertamente la propria perplessità, esponendo uno striscione durante l’interrogazione all’assessore regionale allo Sviluppo economico, Giacomo Bugaro.
La protesta non è solo una reazione immediata, ma il sintomo di una diffusa inquietudine che permea la comunità.
Il nodo cruciale della questione risiede nelle complesse e irrisolte problematiche di bonifica del sito industriale.
L’esperienza passata con la vicenda Montedison, simbolo di promesse disattese e di un patrimonio ambientale compromesso, aleggia come monito.
Roberto Cenci, esponente del comitato, ha sottolineato l’imperativo di un intervento regionale proattivo, che vada oltre la mera dichiarazione d’intenti.
La Regione dovrebbe, con un atto formale e vincolante, sollecitare l’esercizio della “golden power” – il potere straordinario che consente allo Stato di intervenire in operazioni di acquisizione di aziende strategiche – garantendo che la vendita sia subordinata a impegni concreti e verificabili per la bonifica.
La mancanza di garanzie adeguate, secondo i manifestanti, rischierebbe di replicare gli errori del passato, trasformando la vendita in una scommessa pericolosa per l’ambiente e la salute pubblica.
Fabrizio Recanatesi ha ulteriormente incalzato, evidenziando la gravità della situazione e la necessità di una maggiore trasparenza.
La creazione di un fondo di garanzia dedicato alle operazioni di bonifica, finanziato e gestito in modo trasparente, rappresenterebbe un segnale tangibile di responsabilità e di impegno da parte delle parti coinvolte.
Il dibattito aperto a Falconara Marittima non è un caso isolato, ma riflette una crescente sensibilità verso le questioni ambientali e la necessità di un approccio più responsabile nella gestione delle attività industriali.
La richiesta di trasparenza e di garanzie concrete non è solo un diritto dei cittadini, ma un imperativo etico e legale per tutelare il bene comune e prevenire ulteriori danni irreparabili all’ambiente.
La vendita della raffineria Api, in questo contesto, rappresenta un banco di prova cruciale per dimostrare la capacità delle istituzioni di ascoltare le preoccupazioni dei cittadini e di agire in modo coerente con i principi di sostenibilità e di protezione ambientale.
Il futuro del territorio e la salute della comunità dipendono da questa scelta.

