Femminicidio: la dichiarazione che riapre la ferita.

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La recente dichiarazione di una consigliera comunale di Fratelli d’Italia, Maria Grazia De Angelis, durante una seduta ad Ancona, ha riacceso un dibattito cruciale e profondamente doloroso: la comprensione e la definizione dei femminicidi.
La consigliera, definendo i femminicidi “soltanto omicidi”, ha generato un’ondata di reazioni, culminando nel commento severo del deputato marchigiano Giorgio Fede, del Movimento 5 Stelle.

La gravità del pronuncio non risiede tanto nella sua sostanza, quanto nel contesto da cui emerge.
Provenendo da una figura apicale di una commissione dedicata all’integrazione e alla pari opportunità, la dichiarazione rischia di sminuire la specificità di un fenomeno sociale che richiede un’analisi mirata e politiche di contrasto specifiche.

Il termine “femminicidio” non si riferisce semplicemente al genere della vittima, bensì all’atto violento intrinsecamente legato alla dinamica di potere diseguale tra uomo e donna, un omicidio motivato da una combinazione di fattori che includono controllo, possesso, gelosia e misoginia.

Ridurre tali atti a “omicidi” significa ignorare questa radice profonda e, di fatto, negare l’esistenza di una forma di violenza di genere strutturale e specifica.
Questa posizione, purtroppo, non è un’anomalia.
Il passato ha visto negazioni e minimizzazioni dell’esistenza stessa dei femminicidi, un tentativo di sminuire una realtà inconfutabile e di evitare l’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e della società nel suo complesso.

Le parole di De Angelis, a detta di Fede, sono “pericolose” perché rischiano di erodere i progressi fatti nel riconoscimento e nella comprensione di questa forma di violenza, ostacolando l’implementazione di misure preventive e di contrasto efficaci.
L’episodio si è verificato in un momento particolarmente delicato, durante la discussione di una mozione volta a introdurre l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, un ambito che, paradossalmente, sembra ancora carente di tali competenze, anche in contesti che dovrebbero essere di riferimento.
L’introduzione di un’educazione affettiva e sessuale completa nelle scuole rappresenta un’opportunità fondamentale per promuovere una cultura del rispetto, dell’uguaglianza e della consapevolezza, fornendo ai giovani gli strumenti per riconoscere e contrastare le dinamiche di potere disfunzionali e le forme di violenza di genere.

La discussione si allarga quindi alla necessità di una riflessione più ampia sulla formazione del personale docente, sulle risorse disponibili e sulla necessità di un approccio multidisciplinare che coinvolga famiglie, scuole e comunità locali.
Solo attraverso un impegno collettivo e una profonda trasformazione culturale sarà possibile arginare questo fenomeno devastante e garantire un futuro più sicuro e giusto per tutte le donne.

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