La recente polemica sollevata dalle dichiarazioni della consigliera comunale di Ancona, Maria Grazia De Angelis, durante una seduta del Consiglio, ha riaperto un dibattito cruciale e profondamente radicato nel tessuto sociale italiano: la definizione e la comprensione del femminicidio.
La consigliera, opponendosi a una mozione a favore dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, ha espresso un parere che definisce tali eventi come meri omicidi, sottolineando come, in nazioni europee dove l’educazione sessuale è implementata, non si registra una diminuzione, anzi, in alcuni casi un aumento, dei femminicidi.
Questa posizione, lungi dall’essere un’opinione isolata, riflette una più ampia discussione sulla necessità di reinterpretare le cause profonde della violenza contro le donne e sulle strategie più efficaci per contrastarla.
L’accento posto sulla famiglia come nucleo educativo primario e la richiesta di un maggiore controllo sui programmi scolastici, in particolare quelli relativi all’identità di genere, suggeriscono una visione che privilegia una presunta tradizione e un modello educativo preesistente.
Tuttavia, l’affermazione che i femminicidi siano semplicemente omicidi ignora la specificità e la gravità del fenomeno.
Il termine “femminicidio” non si riferisce unicamente al sesso della vittima, ma incarna una dinamica di potere, un’esplorazione delle radici culturali e sociali che portano all’uccisione di donne per motivi legati al genere: controllo, possesso, gelosia, vendetta.
È l’atto finale di una spirale di violenza che può comprendere abusi fisici, psicologici ed economici.
Il femminicidio è l’espressione estrema di una cultura patriarcale che ancora oggi legittima la violenza contro le donne, perpetuando stereotipi e disuguaglianze.
La reazione del sindacato Cgil Marche e Cgil Ancona ha evidenziato la profonda incomprensione del significato del termine e l’incongruenza di una tale affermazione, soprattutto alla luce dell’approvazione del disegno di legge sui femminicidi, un intervento legislativo mirato a contrastare la violenza contro le donne e a proteggere le vittime.
La discussione non può limitarsi a una mera disputa semantica.
È essenziale approfondire l’analisi delle cause strutturali della violenza di genere, promuovendo un’educazione inclusiva e non discriminatoria che sensibilizzi i giovani al rispetto delle differenze, all’uguaglianza di genere e alla prevenzione della violenza.
L’educazione affettiva e sessuale nelle scuole non è una soluzione magica, ma rappresenta un tassello fondamentale in un percorso educativo più ampio, volto a decostruire stereotipi, a promuovere relazioni sane e a costruire una società più giusta e sicura per tutti.
La negazione della specificità del femminicidio, invece, rischia di sminuire la gravità del fenomeno e di ostacolare l’adozione di misure concrete e mirate per contrastarlo efficacemente.
La complessità della questione richiede un approccio multidisciplinare, che coinvolga istituzioni, scuole, famiglie e la società civile nel suo complesso.







