Filobus a Genova: un’evoluzione superficiale, non un salto di qualità

Il piano per l’introduzione di filobus su quattro direttrici a Genova, lungi dal rappresentare un salto di qualità nel trasporto pubblico, rischia di rivelarsi un’evoluzione superficiale, un mero aggiornamento del parco mezzi esistente.
Il rapporto “Pendolaria” di Legambiente, nella sua ventina edizione, sottolinea come questa iniziativa abbia oscurato una visione più ambiziosa: la progettazione di una vera e propria rete di trasporto rapido di massa, elemento cruciale per decongestionare la città e migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti.

La decisione ministeriale che preclude l’impiego di filobus di lunghezza superiore ai 24 metri compromette irrimediabilmente il potenziale di miglioramento del servizio, confinandolo ai livelli attuali di capacità e frequenza.
In altre parole, si assiste a un’operazione di facciata, priva di un reale impatto sulla mobilità urbana.

La strategia genovese, evidenzia Legambiente, sembra essere inspiegabilmente orientata a perpetuare la supremazia del trasporto su gomma, manifestando una marcata avversione per le soluzioni tranviarie, considerate, per qualche ragione, incompatibili con le esigenze della città.

Questa visione miope si traduce nella preferenza per infrastrutture che minimizzino le intrusioni nel traffico veicolare, a discapito di un sistema di trasporto pubblico efficiente e sostenibile.
Il caso dello “Skymetro”, una tranvia sopraelevata che avrebbe dovuto servire la Val Bisagno, viene citato come esempio emblematico di una visione abbandonata.

La promessa di una soluzione di trasporto rapido e innovativa è stata progressivamente sostituita da progetti alternativi, come il Bus Rapid Transit (BRT), che, pur presentando alcuni vantaggi, non può competere con l’efficacia e la capacità di una tranvia.

Le criticità riguardanti il prolungamento della metropolitana verso Rivarolo e la stazione di Martinez/Terralba, così come i problemi riscontrati nella realizzazione della stazione intermedia Corvetto, riflettono una gestione complessa e non sempre ottimale delle opere infrastrutturali.

L’inclinazione a privilegiare soluzioni “meno invasive” si traduce in una frammentazione degli interventi e in una perdita di efficienza complessiva.

L’auspicio è che si possa recuperare una visione più ampia e lungimirante, che ponga al centro del dibattito la necessità di investimenti strategici in infrastrutture di trasporto pubblico di massa, capaci di rispondere alle esigenze di una città in continua evoluzione e di garantire una mobilità sostenibile per le generazioni future.
Abbandonare la logica del “compromesso” e abbracciare soluzioni audaci e innovative è l’imperativo per una Genova più vivibile e connessa.

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