Un corteo di circa trecento persone, un flusso umano animato da un profondo senso di urgenza e dissenso, ha attraversato le vie di Foggia, dando vita a una “catena per la pace” promossa dal coordinamento provinciale Capitanata per la Pace.
L’iniziativa, che ha visto la partecipazione di cittadini, associazioni e rappresentanti sindacali, si è posta l’obiettivo di sollevare un grido di allarme contro l’erosione del diritto internazionale e l’emersgere di dinamiche imperialistiche che riportano in auge la guerra come soluzione ai conflitti globali.
Lungi dall’essere una semplice manifestazione, l’evento si è configurato come un atto di resistenza civile, un tentativo di resistere alla normalizzazione della violenza e della sopraffazione.
Ogni tappa del corteo è stata dedicata all’analisi e alla denuncia di specifici focolai di conflitto, ognuno dei quali rappresenta una ferita aperta nel tessuto della comunità internazionale.
Il genocidio in corso a Gaza, con le sue implicazioni umanitarie e giuridiche, è stato portato all’attenzione, così come la repressione in Cisgiordania perpetrata da Israele.
L’assalto e il sequestro del Presidente venezuelano e di una parlamentare, attribuiti all’intervento degli Stati Uniti, hanno evidenziato come la sovranità nazionale venga calpestata in nome di interessi geopolitici.
“Assistiamo a una pericolosa inversione di tendenza,” ha dichiarato Mario Nobile, referente del coordinamento, “in cui il diritto internazionale, pilastro della convivenza pacifica tra le nazioni, viene deliberatamente messo in discussione e sostituito dalla legge del più forte.
La potenza militare e la pressione economica prendono il posto del dialogo e della negoziazione.
“Il quadro globale, già gravato dal conflitto ucraino, con le sue conseguenze devastanti per milioni di persone, si complica ulteriormente con le crisi umanitarie in Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo, unitamente alla brutale repressione in Iran. Queste situazioni, interconnesse e alimentate da interessi economici e strategici, richiedono una risposta globale, fondata sul rispetto dei diritti umani e sulla promozione della giustizia.
La manifestazione di Foggia si è posta in netta opposizione alle politiche di armamento promosse dal Governo Meloni e dalla Commissione Europea, incarnate nel progetto “Rearm Europe”, un piano di investimenti di 800 miliardi di euro destinati a potenziare la capacità bellica del continente.
L’organizzazione Capitanata per la Pace denuncia come tale scelta rappresenti un pessimo segnale, un investimento nel conflitto e un allontanamento dalla possibilità di costruire un futuro di pace.
L’impegno del coordinamento non si esaurisce con questa iniziativa.
Sono previste ulteriori azioni, culminanti nella XIII Marcia della Pace, che si svolgerà tra aprile e maggio, dalla Comunità Emmaus all’Aeroporto militare di Amendola, un luogo simbolo della logica militare che il coordinamento intende contestare attivamente.
La marcia si propone come un percorso di riflessione e di mobilitazione, un invito a riscoprire i valori della pace e a costruire un mondo più giusto e sostenibile.








