Il 2026 si configura per la Fondazione Prada come un anno di profonda riflessione e sperimentazione, delineando un percorso culturale che si estende tra Milano e Venezia, e si proietta verso nuove forme di espressione artistica e intellettuale.
Lontana da una mera esposizione di opere, l’istituzione si propone come un vero e proprio “laboratorio di idee”, una piattaforma dinamica e in continua metamorfosi, capace di interpretare e dialogare con le complesse trasformazioni del nostro tempo.
Il calendario si apre a Milano con una triplice installazione site-specific di Mona Hatoum, “Over, Under, in Between,” una immersione concettuale all’interno della Cisterna.
L’opera, che rimarrà visibile fino al 9 novembre, attinge a temi centrali nella poetica dell’artista – la ragnatela, la mappa, la griglia – per esplorare la precarietà e l’instabilità intrinseche all’esistenza contemporanea.
L’architettura storica della Cisterna funge da catalizzatore, creando un’esperienza fisica ed emotiva intensa per il visitatore, invitandolo a riflettere sulla fragilità dell’equilibrio e sulla percezione dello spazio.
A seguire, dal 9 aprile al 28 settembre, la Fondazione ospita “Dash” di Cao Fei, un’indagine multiforme sulla rivoluzione tecnologica in agricoltura, frutto di anni di ricerca in Cina e nel Sud-Est asiatico.
L’esposizione si articola attraverso un ricco corollario di media – fotografia, videoinstallazioni, documentari, materiale d’archivio e realtà virtuale – per svelare l’impatto delle nuove tecnologie sui paesaggi rurali e sulle comunità agricole, offrendo una prospettiva inedita sulla trasformazione del lavoro e sulla connessione tra uomo e natura.
A Venezia, dal 9 maggio al 23 novembre, la mostra riunisce le opere di Arthur Jafa e Richard Pryor, curate da Nancy Spector.
Jafa, fotografo e artista afroamericano, offre una riflessione potente sull’identità e l’esperienza della comunità nera, mentre Pryor, attraverso un’analisi impietosa, disseziona la mascolinità bianca e le ombre che ne plasmano la psiche americana.
L’incontro tra questi due linguaggi artistici, così distinti eppure complementari, stimola un confronto diretto con le disuguaglianze sociali e le tensioni culturali che attraversano la società contemporanea.
Un’indagine più ampia, con una prospettiva storica di ampio respiro, è il fulcro del progetto “Global Antiquity” di Salvatore Settis e Anna Anguissola, presentato al Podium a Milano dal 5 novembre.
La ricerca, arricchita dalla collaborazione di Chiara Balestrazzi, illumina le intricate relazioni culturali che si sono sviluppate tra le civiltà del Mediterraneo, dell’Africa orientale e dell’Asia tra il 600 a.
C.
e il 900 d.
C.
, evidenziando una forma embrionale di globalizzazione che anticipa di secoli i modelli contemporanei.
L’osservatorio in Galleria Vittorio Emanuele ospita “The Island” di Hito Steyerl, un’installazione che mette in discussione le dinamiche del potere e le narrazioni dominanti.
A dicembre, la galleria accoglierà un lavoro di Gypien Gaillard dedicato alla scomparsa dello spazio pubblico.
Il Cinema Godard, sotto la direzione di Paolo Moretti, continua a configurarsi come un vero e proprio festival diffuso, con proiezioni, restauri e incontri.
A febbraio, verranno annunciati i progetti selezionati per il Film Fund, iniziativa di finanziamento di pellicole indipendenti, e le date della prossima call for entries.
Prosegue “Human Brains”, un progetto multidisciplinare dedicato al cervello umano, la partnership con Threes per performance musicali e le attività didattiche, culminando nella consegna del premio di laurea dedicato ai temi culturali, giunto alla sua nona edizione.

