La recente sentenza del Consiglio di Stato ha confermato l’approvazione di un impianto fotovoltaico di potenza pari a 10 MW, proposto dalla società Trina Solar Iulia, su un terreno agricolo situato tra Pisa e San Giuliano Terme.
Questa decisione, che sanziona la prevalenza delle direttive nazionali sull’autonomia comunale in materia di pianificazione territoriale, rappresenta un punto di frizione tra l’imperativo della transizione energetica e la tutela del suolo agricolo.
La decisione dei supremi giudici amministrativi, in linea con il precedente giudizio del Tar Toscana, evidenzia una problematica strutturale: la progressiva erosione dei poteri decisionali dei Comuni nel governo del proprio territorio.
La normativa vigente, interpretata in chiave permissiva, classifica aree agricole come “idonee” all’installazione di impianti fotovoltaici in ragione della loro vicinanza a centri di produzione energetica, limitando di fatto la capacità dei Comuni di esercitare un controllo pianificatorio efficace.
Il sindaco di San Giuliano Terme, Matteo Cecchelli, ha espresso il suo rammarico per la sentenza, sottolineando come questa, pur rispettando il percorso tecnico-giuridico, acuisca le criticità già precedentemente rilevate.
La transizione ecologica, pur essendo un obiettivo imprescindibile, necessita di una gestione ponderata e integrata, che non possa essere delegata a procedure automatizzate e priva di considerazione per le specificità locali.
La questione sollevata non è una mera opposizione all’energia rinnovabile, bensì un appello a un approccio più responsabile e lungimirante.
L’installazione di impianti fotovoltaici su terreni agricoli, sebbene funzionale alla produzione di energia pulita, comporta un impatto negativo sulla produttività agricola, sulla biodiversità e sul paesaggio, compromettendo un patrimonio identitario e ambientale di inestimabile valore.
L’amministrazione comunale ribadisce la propria ferma opposizione a un’interpretazione normativa che sacrifica il valore del territorio sull’altare di obiettivi energetici quantitativi.
Pur in assenza di un’autorizzazione immediata, si avvia un’attenta fase di analisi del progetto, durante la quale enti pubblici e associazioni potranno esprimere ulteriori rilievi e valutazioni.
La priorità deve essere data all’utilizzo di superfici già antropizzate: tetti, aree industriali dismesse e terreni degradati, riducendo al minimo l’impatto sull’agricoltura e sul paesaggio.
L’appello finale è rivolto al Governo e alla Regione Toscana, sollecitando un intervento normativo che restituisca ai Comuni gli strumenti per definire con maggiore precisione le aree idonee e non idonee all’installazione di impianti energetici, garantendo un equilibrio sostenibile tra produzione di energia e tutela del territorio.






