Franca Valeri e le leggi razziali: una scheda rivela un’adolescenza interrotta.

Dal 17 novembre, data che commemora il decreto discriminatorio del 1938, il Memoriale della Shoah ospita una mostra di cruciale importanza: il Censimento degli Ebrei del 1938, un documento storico conservato presso la Cittadella degli Archivi di Milano.
Questo evento, riproposto per il quarto anno consecutivo, assume un significato particolarmente intenso con l’inclusione della scheda di Alma Francesca Maria Norsa, meglio conosciuta come Franca Valeri, figura emblematica del teatro, del cinema e della regia italiana.
La scheda di Franca Valeri, figlia di padre ebreo, Luigi Norsa, rivela la drammatica esperienza di un’adolescenza interrotta dall’ingiustizia: l’espulsione dal liceo Parini a soli diciotto anni, una conseguenza diretta delle leggi razziali.
Nonostante l’ostacolo, Valeri dimostrò una straordinaria resilienza, sostenendo gli esami di maturità come privatista, grazie a documenti di copertura che ne mascheravano l’identità.

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Mentre il padre e il fratello trovavano rifugio in Svizzera, lei rimase con la madre, vivendo la paura costante dell’arresto e della deportazione.

Il suo percorso di sopravvivenza la portò a nascondersi in rifugi improvvisati, tra case bombardate e grazie alla generosità di amici.

Una mancate visita al rifugio di via Mozart si rivelò determinante per la sua salvezza, a differenza di una giovane compagna di sventura, deportata ad Auschwitz.

L’assessora ai Servizi Civici, Gaia Romani, ha giustamente sottolineato che questi documenti costituiscono una prova tangibile e ineludibile di una verità dolorosa, un monito che non può essere né cancellato né negato.
La Memoria, come linfa vitale, deve nutrire questa verità, alimentando un impegno costante a prevenire il ripetersi di simili atrocità.
Questo impegno implica la condanna di ogni forma di odio, la difesa intransigente della dignità umana e la volontà di non chiudere gli occhi di fronte alle sofferenze altrui.
La riscoperta di questo prezioso archivio, avvenuta alcuni anni fa in un sotterraneo dell’Anagrafe Comunale, rappresenta un’occasione unica per ricostruire frammenti di storie personali e collettive.

Il recupero, il restauro e l’inventariazione dei documenti sono stati realizzati grazie alla collaborazione tra la Cittadella degli Archivi, il CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) e il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Milano, sotto la guida di un team di ricercatori coordinato da Marco Cuzzi ed Emanuele Edallo.
Il “Fondo Israeliti”, che copre il periodo cruciale 1938-1943 e contiene registri e migliaia di schede familiari relative a oltre undicimila persone, è consultabile integralmente presso il Polo Archivistico del Comune di Milano, in via Gregorovius 15, previa richiesta scritta.
Questo accesso diretto alla documentazione originale costituisce un’opportunità irripetibile per ricercatori, studenti e cittadini, per approfondire la conoscenza di un capitolo oscuro della storia italiana e per onorare la memoria delle vittime della Shoah, trasformando il “mai più” da semplice formula commemorativa a principio guida per il futuro.

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