Un avanzato intervento chirurgico ha recentemente ridefinito gli standard nel trattamento delle fratture complesse del bacino presso l’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia.
L’équipe, guidata dal Dottor Michele Cappa, direttore della struttura complessa di Ortopedia, ha eseguito una procedura innovativa, interamente artroscopica, che la pone tra le sole tre strutture italiane a disporre di tale competenza.
Questo rappresenta un significativo progresso nel campo della chirurgia ortopedica traumatologica, ampliando il ruolo dell’artroscopia, storicamente riservata a interventi meno invasivi o di supporto.
L’intervento, che ha trattato una frattura della parete acetabolare, dimostra l’evoluzione della gestione delle lesioni ossee.
Fino a poco tempo fa, l’approccio artroscopico nell’ambito della traumatologia dell’anca era limitato a situazioni specifiche, spesso come complemento ad altre procedure più complesse o per la risoluzione di problematiche minori.
L’attuale intervento, invece, si configura come un trattamento completo e autonomo, realizzato interamente attraverso tecniche artroscopiche.
La tecnica impiegata, derivante dalla prestigiosa scuola torinese del Professor Alessandro Massè e ulteriormente sviluppata dal Professor Alessandro Aprato (con il Dottor Cappa che condivide la sua esperienza come istruttore nell’ambito dell’associazione internazionale Ao Trauma), si distingue radicalmente dagli approcci tradizionali.
Mentre la chirurgia open, spesso necessaria in questi casi, implica un’incisione considerevole (circa 20 centimetri) del muscolo grande gluteo, con conseguente degenza ospedaliera prolungata, frequenti trasfusioni di sangue, e un periodo di recupero caratterizzato da rigidità e dolore, la nuova metodica offre un profilo decisamente più favorevole.
L’intervento è stato realizzato attraverso l’utilizzo di sole tre piccole incisioni, ciascuna di circa un centimetro.
Questo ha permesso al paziente di mobilitarsi immediatamente dopo l’operazione, di essere dimesso in meno di 48 ore, eliminando la necessità di trasfusioni ematiche.
Un ulteriore beneficio si è manifestato nella rapidità del recupero: il paziente è stato in grado di camminare dopo circa 30 giorni e di riprendere l’attività lavorativa entro tre mesi, godendo di un benessere e di una funzionalità articolare che, fino a poco tempo fa, risultavano inimmaginabili.
Questo risultato testimonia la capacità dell’artroscopia, opportunamente applicata e perfezionata, di minimizzare l’impatto chirurgico, accelerare i tempi di recupero e migliorare significativamente la qualità di vita del paziente, ridefinendo le prospettive del trattamento delle fratture del bacino.
La procedura rappresenta un esempio di come l’innovazione chirurgica, basata su competenze specialistiche e protocolli avanzati, possa portare a risultati clinici eccezionali.






