Fuoco di Sant’Antonio: Carlantino tra tradizione e goliardia molisana

Il borgo di Carlantino, incastonato nel cuore della provincia di Foggia, si appresta a celebrare il tradizionale “Fuoco di Sant’Antonio”, un appuntamento che trascende la semplice festività per divenire un vibrante crocevia di identità, folklore e comunità.
Quest’anno, l’evento si arricchisce di un elemento dirompente e inaspettato: l’arrivo dei Maitunat di Gambatesa, una compagnia di cantori goliardici provenienti dal vicino Molise, portatori di una tradizione orale che affonda le sue radici in un passato di risate, satira e profondo legame con il territorio.
Il “Fuoco di Sant’Antonio” è molto più di un falò: è un rito di passaggio, un momento di aggregazione che coinvolge l’intera popolazione di Carlantino, un piccolo comune attorno alla diga di Occhito, un microcosmo di meno di ottocento anime.

Sindaci, sacerdoti, agenti di polizia municipale, amministratori locali e semplici cittadini, tutti saranno oggetto, con affetto e irriverenza, della vena goliardica dei Maitunat.
Il sindaco Graziano Coscia sottolinea l’importanza di questa edizione, che celebra non solo una tradizione secolare, ma anche il profondo legame di amicizia e fratellanza che unisce Carlantino al Molise.
La musica dei Maitunat, caratterizzata da stornelli improvvisati, rappresenta un’arte unica, un connubio ineguagliabile di poesia e musica che cattura l’attenzione di un pubblico sempre più vasto, affascinato dalla capacità di narrare la realtà quotidiana con spirito libero e senza filtri.

La peculiarità dei Maitunat risiede nella loro abilità di trasformare l’osservazione della vita sociale in versi spontanei, capaci di far sorridere e riflettere al contempo.
In un contesto di festa, godono di una sorta di licenza poetica che permette loro di rivolgere la loro arguzia anche a figure pubbliche, in un gioco di sguardi e ripicche che contribuisce a creare un’atmosfera di festa e convivialità.
A completare il quadro suggestivo, l’esibizione degli Ndocciatori di Agnone, custodi di un’antica tradizione che affonda le sue radici nel cuore della cultura contadina.
Ispirati a un rituale religioso popolare, questi uomini, avvolti in abiti tradizionali, sfileranno portando grandi torce di legno infuocate, le ‘ndocce’, creando un suggestivo fiume di luce che illuminerà il borgo, fondendo il sacro e il profano in un’esperienza visiva e spirituale indimenticabile.
Il “Fuoco di Sant’Antonio” si preannuncia, quindi, un evento di rara intensità, un’occasione per celebrare l’identità, la tradizione e l’inestimabile valore della comunità.

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