La società di trasporto pubblico Amt di Genova, pilastro cruciale per la mobilità del capoluogo ligure, si trova sull’orlo del fallimento, con la Procura che ha formalmente richiesto l’apertura della procedura.
La richiesta giunge a seguito di un debito complessivo che supera i 200 milioni di euro, un fardello insostenibile che mette a rischio la continuità operativa di un’azienda vitale per la comunità.
La situazione si è aggravata nonostante Amt avesse precedentemente ottenuto misure protettive nell’ambito di una Composizione Negoziata della Crisi Aziendale (CCNA).
Questo strumento legale, concepito per offrire respiro temporaneo alle aziende in difficoltà, aveva sospeso, per un periodo di otto mesi potenzialmente rinnovabile, la possibilità di dichiarare fallimento, pur in presenza di istanze formali, come quella avanzata da Menarini Spa, creditrice per 2,7 milioni di euro.
L’analisi della Procura, documentata in un dettagliato fascicolo conoscitivo coordinato direttamente dai magistrati Marcello Maresca e Nicola Piacente, rivela un quadro finanziario estremamente fragile.
Oltre ai 101 milioni di debiti nei confronti di fornitori e comuni azionisti, Amt deve fare i conti con un esborso di 56 milioni verso le banche, 28 milioni accantonati per il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) dei dipendenti, 9 milioni di debiti fiscali e previdenziali e ulteriori 4 milioni a titolo di assicurazioni.
La somma totale evidenzia una gestione finanziaria evidentemente compromessa.
La decisione della Procura è stata preceduta da una serie di eventi critici, tra cui la brusca cessazione del mandato dell’ex presidente e direttrice generale, Ilaria Gavuglio.
La lettera di contestazione, ora parte integrante degli atti giudiziari, addebita alla manager gravi irregolarità gestionali, omissioni e comportamenti che hanno profondamente inciso sull’equilibrio economico-finanziario, sulla trasparenza delle informazioni fornite e sulla corretta funzionalità aziendale.
Tale provvedimento, insieme alla mancata approvazione del bilancio consolidato 2024 e del preventivo 2025, ha convinto i magistrati che l’azienda non sia in grado di sanare autonomamente le proprie criticità.
L’udienza fissata per il 12 febbraio davanti al giudice fallimentare rappresenterà un momento cruciale.
Il nuovo presidente, Federico Berruti, è stato recentemente ascoltato dagli investigatori, ma il contenuto della sua testimonianza è mantenuto riservato, suggerendo che l’indagine potrebbe estendersi a valutazioni più ampie sulle responsabilità gestionali e sulle possibili strategie di risanamento.
Il futuro di Amt, e di conseguenza la mobilità di Genova, pende ora da un filo.








