Un corteo vibrante, composto da oltre cento persone, ha invaso questa sera il cuore di Genova, occupando Piazza de Ferrari con un coro di voci unite sotto i proclami “Palestina Libera” e “Hannoun Libero”.
La protesta, un atto di aperta solidarietà, rivendica la liberazione dell’architetto Mohammad Hannoun, figura di spicco del movimento pro-palestinese, inserito in una lista nera statunitense con l’accusa di aver sfruttato l’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (A.
b.
s.
p.
p.
) per finanziare Hamas.
L’iniziativa ha visto la convergenza di diverse realtà associative, comitati palestinesi e collettivi genovesi, testimoniando un ampio consenso attorno alla causa.
Oltre alla prevalenza di bandiere palestinesi, simboli di resistenza e speranza, si sono distinte bandiere della Repubblica Bolivariana del Venezuela, in segno di affinità ideologica e di critica al sistema globale, e uno striscione provocatorio rivolto alla figura di Donald Trump, accusato di fomentare il conflitto.
La protesta non si è limitata alla rivendicazione della libertà di Hannoun. Gli slogan lanciati hanno denunciato il “genocidio” perpetrato nella Striscia di Gaza, evidenziando le devastanti conseguenze umanitarie del conflitto.
L’imperialismo statunitense è stato puntualmente bersaglio di accuse, considerato la forza trainante dietro le politiche che alimentano la crisi.
Un portavoce, al microfono, ha espresso la convinzione che l’Italia, come altri paesi europei, sia soggetta a pressioni e interessi geopolitici che compromettono la sua integrità morale e politica.
La condotta del governo italiano in politica estera è stata etichettata come una trasgressione dei principi fondamentali del bene, un disallineamento critico rispetto a valori etici condivisi.
La manifestazione si configura come un atto di resistenza non solo contro l’accusa rivolta a Hannoun, ma anche contro un ordine mondiale percepito come ingiusto e oppressivo.
Il cortocircuito tra la condizione palestinese, le dinamiche del potere internazionale e le responsabilità della politica italiana sottolinea la complessità delle relazioni globali e l’urgenza di un ripensamento profondo delle priorità etiche e politiche.
La solidarietà, manifestata in piazza, si erge a monito contro l’acquiescenza di fronte alle ingiustizie e all’oppressione, invocando un futuro di pace e giustizia per il popolo palestinese.

