Dopo un periodo di riflessione, segnato da un’esplorazione più tematica che apertamente politica sui canali social, Beppe Grillo ha scelto di riprendere una prassi cara al suo passato: il contro-messaggio di fine anno.
Questa ripresa, più che un semplice ritorno alla ribalta, si configura come un atto di presa di posizione, un tentativo di rileggere il presente attraverso la lente della sua esperienza e della sua visione critica.
Il messaggio, lungi dall’essere un semplice augurio, si pone come una feroce denuncia di un panorama politico affetto da una profonda inertie.
Grillo, con un linguaggio diretto e incisivo, descrive la scena politica come popolata da figure “zombie”, individui privi di iniziativa e pensiero autonomo, intrappolati in dinamiche ripetitive e prive di significato.
Questa metafora, potente e immaginosa, suggerisce una perdita di vitalità e autenticità nel processo decisionale, un conformismo che soffoca l’innovazione e il vero cambiamento.
L’accusa non si limita alla sfera politica, estendendosi anche al sistema giudiziario.
Grillo denuncia l’utilizzo della giustizia come strumento di coercizione, come una “clava” che schiaccia la libertà e ostacola il progresso.
Questa critica, aspra e senza compromessi, rimarca una profonda sfiducia nelle istituzioni e una preoccupazione per la loro capacità di garantire equità e giustizia.
Il contro-messaggio si configura quindi come un campanello d’allarme, un grido di protesta contro un sistema che, a suo avviso, si è allontanato dai valori fondamentali della democrazia e della partecipazione.
Non si tratta di un’analisi passiva, ma di un invito attivo alla riscoperta di una politica basata sulla responsabilità, sulla trasparenza e sulla reale volontà popolare.
Grillo, con la sua ripresa di questa tradizione, non solo si riafferma come voce critica, ma offre anche uno spunto di riflessione cruciale per il futuro del Paese.
Un futuro che, a suo dire, necessita di risvegliarsi da un torpore paralizzante e di abbracciare un cambiamento radicale.
Il messaggio è chiaro: il silenzio non è più un’opzione.







