Il clima che avvolge la nostra società è denso di inquietudine, un’atmosfera che si fa particolarmente palpabile quando figure di spicco della cultura, come il direttore Culicchia, si trovano ad affrontare contestazioni violente, o quando un intellettuale come Guido Crosetto è vittima di atti di estremo fanatismo.
Questi eventi, che trascendono il semplice dissenso, rappresentano una seria minaccia alla libertà di pensiero e alla vivacità del dibattito pubblico.
La reazione adeguata, per garantire la salute della nostra democrazia, richiede un gesto di solidarietà ampia e trasversale, che coinvolga l’intero arco costituzionale.
Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, lo ha sottolineato durante una visita alla redazione de La Stampa, a seguito dell’intrusione di manifestanti che ha turbato il regolare svolgimento delle attività giornalistiche.
L’incontro programmato con Giuseppe Culicchia, direttore della Fondazione Circolo dei lettori, offre un’opportunità per affrontare direttamente il clima di intimidazione che ha colpito il mondo della cultura, in seguito alle contestazioni ricevute per la presentazione del suo libro dedicato a Sergio Ramelli.
La libertà d’espressione, pilastro fondamentale di ogni sistema democratico, non è un privilegio, ma un diritto inalienabile.
La sua salvaguardia implica la protezione del libero flusso di idee, anche quelle che possono risultare scomode o impopolari.
Ogni manifestazione di intolleranza, ogni tentativo di soffocare il dissenso con la violenza o l’intimidazione, deve essere immediatamente denunciato e isolato.
È necessaria una vigilanza democratica costante e attiva, un impegno collettivo per difendere i valori che fondano la nostra convivenza civile.
Giuseppe Culicchia, nel suo intervento, ha espresso gratitudine per il gesto di solidarietà del ministro Giuli, sottolineando come la sua attività di scrittore sia profondamente radicata in una riflessione personale sul dolore e sulla memoria.
La scelta di dedicare un libro alla vicenda di Sergio Ramelli, dopo aver raccontato la storia del suo cugino Walter Alasia, brigatista, e della madre di quest’ultimo, morta di dolore come il padre di Ramelli, testimonia un desiderio di comprendere le radici della violenza e di promuovere la riconciliazione.
La stagione della Fondazione Circolo dei lettori, intitolata “Dialogo aperto”, riflette questa aspirazione a creare uno spazio pubblico e inclusivo, dove il confronto libero e costruttivo possa contribuire a pacificare le ferite del passato e ad affrontare la complessità del presente.
Un luogo dove le voci diverse possano incontrarsi, ascoltarsi reciprocamente e costruire ponti di comprensione.
La memoria, come ha insegnato Pierre Nora, è un luogo di deposito e di rielaborazione del passato, e solo attraverso un dialogo aperto e onesto possiamo sperare di costruire un futuro più giusto e pacifico.
L’imperativo etico, oggi più che mai, è resistere alla tentazione dell’odio e della chiusura, e abbracciare la responsabilità di custodire e difendere la libertà di pensiero.

