L’avanzata dell’inverno acuisce la fragilità di una realtà urbana sempre più complessa: quella delle persone prive di dimora.
Il fenomeno, in Liguria e in particolare a Genova, non è un’emergenza stagionale, ma un sintomo di profonde disuguaglianze sociali ed economiche che si aggravano con il calo delle temperature.
A illustrare l’evoluzione del quadro, a fronte della recente iniziativa di supporto di Fimaa Confcommercio, interviene Andrea Chiappori, referente della Comunità di Sant’Egidio, evidenziando un incremento preoccupante delle richieste di aiuto per l’emergenza freddo: un balzo da 120 a 180 unità solo nell’ultimo anno.
Questa crescita demografica, nel tessuto della marginalità, non si concentra più esclusivamente nel cuore della città o nelle immediate vicinanze delle stazioni, ma si estende progressivamente ai quartieri periferici, un cambiamento significativo che configura una nuova geografia della povertà.
Questa dispersione territoriale rende più difficoltosi l’identificazione e l’assistenza delle persone in difficoltà.
L’aumento delle persone che vivono in strada non è unicamente riconducibile a fattori congiunturali, ma riflette un intreccio di problematiche sociali, tra cui l’emergenza delle dipendenze – sia da sostanze stupefacenti che da altre sostanze – che agiscono come acceleranti di un processo di esclusione già in atto.
Un’analisi approfondita delle cause che conducono a questa condizione è imperativa, al fine di poter sviluppare interventi mirati ed efficaci.
La salute, in questo contesto, rappresenta un fattore cruciale.
Malattie fisiche e psichiatriche, spesso non curate a causa di difficoltà economiche e burocratiche, aggravano ulteriormente la condizione di vulnerabilità di queste persone.
L’assenza di accesso alle cure mediche, unita alla precarietà abitativa e nutrizionale, crea un circolo vizioso difficile da spezzare.
La necessità di investire in servizi sanitari di prossimità e in programmi di supporto psicologico è, pertanto, urgente e imprescindibile.
I dati ISTAT, a livello nazionale, confermano un trend allarmante di crescita della povertà, e Genova non fa eccezione, allineandosi a questo scenario preoccupante.
La povertà, lungi dall’essere un problema isolato, si inserisce in un quadro più ampio di disuguaglianze economiche e sociali che richiedono un’azione strutturale e coordinata.
Sant’Egidio, attraverso la sua mensa, ha assistito nel corso di un decennio oltre 42.000 persone, ciascuna con la propria storia, le proprie sofferenze, le proprie speranze.
Questo numero, pari all’8% della popolazione genovese, è in linea con le stime ISTAT che attestano una povertà diffusa tra il 9 e il 10% della popolazione.
Un dato che non può lasciare indifferenti, ma che interpella l’intera comunità a un impegno concreto per la costruzione di una società più giusta e inclusiva, in cui nessuno sia lasciato indietro.
La sfida non è solo fornire un pasto caldo o un riparo temporaneo, ma affrontare le cause profonde della povertà e costruire percorsi di reinserimento sociale e lavorativo.

