A Lamporo, il Comune si trova sull’orlo di una profonda trasformazione politica, segnata da un evento che ne mette a repentaglio la stabilità e la continuità amministrativa.
La recente e simultanea decisione di sei consiglieri, pilastri di quella che costituiva la maggioranza di sostegno al sindaco Claudio Preti, di presentare le proprie dimissioni, ha innescato un processo ineluttabile che culmina con la sospensione del Consiglio comunale.
Questo collasso non è un’anomalia isolata, bensì una diretta conseguenza della fragilità intrinseca dei sistemi politici locali, dove la coesione e la stabilità della maggioranza rappresentano un presupposto essenziale per la governance.
Le dimissioni, lungi dall’essere un mero atto formale, testimoniano una profonda frattura all’interno dell’organo politico, un dissidio che ha eroso la fiducia reciproca e reso impossibile il proseguimento dell’attività consiliare.
La normativa nazionale, in particolare l’articolo 141 del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL), prevede esplicitamente l’intervento dello Stato in situazioni di questo genere.
Il principio cardine è la tutela dell’interesse pubblico, garantendo la continuità dei servizi essenziali alla cittadinanza anche in presenza di una crisi politica interna.
Il TUEL, in sostanza, riconosce che l’impossibilità di raggiungere il numero legale, derivante dalla perdita di più della metà dei membri del Consiglio, rende l’organo incapace di operare efficacemente, richiedendo un’azione correttiva esterna.
La decisione del Prefetto di Vercelli, lungi dall’essere un atto arbitrario, si configura come una misura di salvaguardia, volta a prevenire il vuoto di potere e a preservare il regolare funzionamento delle istituzioni comunali.
La nomina del Commissario ad acta, Lucia Castelluccio, con la sua competenza in ambito economico-finanziario, assicura una gestione provvisoria improntata alla legalità e all’efficienza, garantendo la continuità amministrativa fino alla celebrazione delle prossime elezioni.
Questa situazione solleva interrogativi più ampi sulla sostenibilità dei modelli di governance locale, sulla necessità di rafforzare i meccanismi di controllo e di promuovere una maggiore trasparenza nelle decisioni politiche.
Il futuro di Lamporo ora dipende dalla capacità dei cittadini di esprimere una scelta consapevole, eleggendo un’amministrazione in grado di ricostruire il tessuto sociale e di affrontare le sfide che attendono la comunità.
Il caso Lamporo diventa, in questo senso, un monito per tutte le amministrazioni locali, invitando a una riflessione profonda sulle dinamiche interne e sulla necessità di costruire maggioranze solide e durature.






