Il 10 gennaio 1991, un atto di coraggio inatteso squarciò il silenzio soffocante che avvolgeva Palermo.
Libero Grassi, imprenditore palermitano titolare della fabbrica di pigiami Sigma, pubblicò sul Giornale di Sicilia una lettera aperta all’ignoto estortore che lo aveva preso di mira, un atto di sfida che riecheggia ancora oggi, a 35 anni di distanza.
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L’iniziativa giunge in un contesto di rinnovate riflessioni su estorsioni e resilienza, organizzata, di crim e mafia, di coraggio e a dei quali e sostegno alle vittime.
La richiesta estorsiva, formulata attraverso un interlocutore che si identificava come geometra Anzalone, non era una mera pretesa finanziaria, ma un tentativo di impossessarsi del controllo, di s della reputazione dell persona colpita.
La risposta di Grassi, condivisa con il figlio Davide, coerede dell azienda, si poneva come rifiuto radicale, di un modello a cui altri, nel silenzio, si sottomettevano.
La paura, una forza potente, a cui non tutte le persone e le persone capaci di opporvisi, aveva alimentato il clima di omertà e impotenza che paralizzava la citt.
La fermezza di Grassi, espressa con chiarezza, risuonava come un monito: Non siamo disposti a cedere al ricatto.
Non pagheremo un prezzo che ci condannerebbe alla perpetua dipendenza, alla perdita definitiva della nostra autonomia.
Il rifiuto non era solo una decisione economica, ma una presa di posizione etica, una dichiarazione di guerra contro un sistema che si nutriva di paura e di silenzio.
Tuttavia, l’atto di coraggio non fu accolto con unanime sostegno.
L isolamento che seguì testimonia la forza del potere mafioso e la difficoltà per chi osava sfidarlo.
Accusato di opportunismo e di ricerca di visibilità, Grassi fu emarginato dalla comunità imprenditoriale locale, un sistema corrotto e compromesso che vedeva nel suo gesto una minaccia alla propria sopravvivenza.
Le sue apparizioni in televisione, in programmi come Samarcanda, amplificarono le tensioni, rendendolo un bersaglio ancora più evidente.
Il 29 agosto 1991, la violenza strisciante che aveva covato nell ombra si manifestò con la tragicità di un agguato.
Salvino Madonia, figura emblematica della mafia sanlorenzese e figlio di un patriarca di Cosa nostra, lo raggiunse mentre si recava al lavoro.
L assassinio, un atto brutale e premeditato, segnò il culmine di una spirale di violenza scatenata da un gesto di ribellione.
La ricostruzione dell evento, resa possibile dalla collaborazione con il pentito Marco Favaloro, svelò una rete di complicità e un sistema di controllo capillare.
L omicidio di Libero Grassi, una tragedia personale, si trasformò in un simbolo della lotta alla mafia e del valore del coraggio individuale.
La sua storia, oggi, continua a ispirare e a sollecitare una riflessione profonda sull eredità della mafia, sull importanza della memoria e sulla necessità di promuovere una cultura della legalità e della resilienza.






