Loris Rispoli, figura cardine nella tenace ricerca di verità e giustizia per le 140 vittime del disastro del Moby Prince, ci ha lasciati.
La sua scomparsa segna un capitolo doloroso nella storia di una tragedia ancora avvolta da zone d’ombra, un evento che ha scosso profondamente la comunità livornese e l’intera nazione.
Rispoli non fu semplicemente un volto, ma l’architrave di un movimento, il motore incessante di un’azione collettiva che, per oltre trentacinque anni, ha sfidato l’inerzia burocratica e le resistenze di chi, a vario titolo, ha cercato di celare le responsabilità del naufragio del 10 aprile 1991.
Per Loris, la perdita della sorella Liana, impiegata a bordo del traghetto, non si tradusse in rassegnazione, ma in un impegno solenne.
Diventò il portavoce, il catalizzatore delle voci soffocate dal dolore, l’interprete del grido di giustizia che risuonava dai familiari.
La sua leadership fu cruciale nella strutturazione e nel coordinamento dell’associazione che, inizialmente denominata “Comitato Moby Prince 140” e successivamente evolutasi in “Associazione 140”, ha rappresentato un punto di riferimento imprescindibile per i parenti delle vittime, offrendo supporto morale, legale e un costante stimolo alla ricerca della verità.
Loris Rispoli comprese fin da subito l’importanza di una narrazione condivisa e accessibile, promuovendo un’azione di sensibilizzazione che trascendeva i confini locali.
La creazione dell’hashtag ‘#iosono141’, un simbolo potente di solidarietà e memoria, ne è la prova lampante.
Questo gesto semplice ma significativo trasformò una tragedia privata in una questione di coscienza collettiva, coinvolgendo un pubblico sempre più vasto nella richiesta di accertamenti e responsabilità.
La sua battaglia non si limitò a processi e commissioni parlamentari.
Fu un’azione continua di pressione, di documentazione, di raccolta di testimonianze, una vera e propria opera di recupero della memoria collettiva.
Rispoli incarnò la determinazione dei familiari, la loro incrollabile fiducia nel diritto alla verità, un diritto negato troppo a lungo.
La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile, ma la fiamma della sua battaglia, accesa dalla speranza di giustizia, continuerà a bruciare grazie all’impegno dei suoi successori.
La sua eredità è un monito: mai dimenticare, mai cedere alla rassegnazione, mai smettere di chiedere conto a chi ha responsabilità.

