Lucido Festival 2025: Cinema, Donne e Resilienza a Cagliari

Il Lucido Festival 2025 DeAS ex machina si configura come un’affermazione coraggiosa e un atto di resilienza culturale, illuminando le zone periferiche di Cagliari – Is Mirrionis e Pirri – con una programmazione cinematografica gratuita e accessibile.

Più che un semplice festival, si presenta come un ecosistema culturale pulsante, un laboratorio di idee e un catalizzatore di comunità, che celebra la cinematografia sarda e, in particolare, il ruolo spesso marginalizzato delle donne nel settore audiovisivo.

L’iniziativa, sostenuta dal collettivo Donne e Audiovisivo in Sardegna, testimonia una profonda convinzione: la legittimità non si ricerca, ma si costruisce attraverso l’opera stessa, la narrazione e l’impegno costante.

Tiziana Troja e Michela Sale Musio, le direttrici artistiche, esprimono un ethos di autonomia e radicamento: “Noi non chiediamo permesso, generiamo valore con la nostra presenza, la nostra storia e la nostra capacità di creare connessioni.
” La permanenza e la persistenza del festival sono dichiarazioni di intenti, un rifiuto del silenzio imposto a voci che meritano di essere ascoltate.

Il legame con l’iniziativa CagliariTiAmo e con il Lucido Festival On The Road sottolinea un percorso evolutivo, un ampliamento dell’orizzonte del festival, che si concretizza con l’istituzione di una vera e propria sezione cinematografica.
Questo momento rappresenta una nuova fase, un rafforzamento dell’impegno del collettivo e un’apertura a nuove collaborazioni.
DeAS (Donne e Audiovisivo in Sardegna), un network che raccoglie circa 170 professioniste, si pone come pilastro fondamentale di questa operazione culturale.
Il gruppo riconosce l’importanza cruciale della pluralità di voci per la crescita culturale e professionale dell’isola.
La diversità di prospettive non è vista come una sfida, bensì come un’opportunità per arricchire il dibattito, espandere gli immaginari e favorire un confronto più inclusivo e partecipativo.

La presenza femminile, storicamente sottorappresentata nel panorama cinematografico sardo, viene quindi valorizzata come elemento imprescindibile per un’evoluzione del settore.
L’integrazione di nuove figure professionali, in particolare donne, non solo contribuisce a correggere un’asimmetria esistente, ma apre anche a nuove modalità di narrazione e a una maggiore rappresentatività della realtà sarda nella sua complessità.

Il festival si configura, dunque, come un catalizzatore di cambiamento, un invito a ripensare i modelli tradizionali e a costruire un futuro più equo e inclusivo per il cinema sardo.

È un atto di resistenza culturale, un inno alla resilienza e un’affermazione del diritto di ogni voce a essere ascoltata.

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