Il deliberativo comunale di Genova si protrae in una maratona istituzionale, un ritmo incalzante che sfida la resistenza dei consiglieri, provati da notti insonni e da una dilatazione temporale imposta dalla complessità del bilancio preventivo.
La sala Rossa, spazio consueto di dibattito e decisioni, si è fatta teatro di un evento inatteso: un’incursione festosa, quella di Babbo Natale, ospite del villaggio natalizio allestito nel palazzo Tursi, un’immagine quasi surreale in contrasto con la gravità dei lavori in corso.
La mattinata, interrotta dalla pausa delle 9:30 alle 13, ha visto l’approvazione di un’imponente mole di atti, 367 ordini del giorno, con un rifiuto di 89, testimonianza della complessità e delle divergenze in gioco.
Il pomeriggio, ripreso con l’obiettivo ambizioso di liquidare i 277 ordini del giorno rimanenti e i 52 emendamenti proposti, ha riacceso il dibattito, proiettando l’esito finale, con la discussione generale e il voto conclusivo, al venerdì 19 dicembre.
Questa pressione temporale solleva il rischio concreto di prolungare la seduta ben oltre la mezzanotte, compromettendo l’incontro programmato tra la sindaca Silvia Salis e la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, previsto al festival “Che Stella”, evento promosso da Music For Peace.
L’opposizione ha espresso aspre critiche nei confronti della decisione del presidente del consiglio comunale, Claudio Villa, di procedere con la votazione sequenziale e ininterrotta dei documenti collegati alla manovra.
Una scelta sostenuta dal campo progressista, ma contestata per la sua apparente rigidità e la mancanza di spazio per un dibattito più ampio e approfondito.
Il Partito Democratico, dal canto suo, ha rilasciato una dichiarazione in cui si descrive come un gruppo consiliare “decisivo, responsabile e generoso” nel processo di approvazione del bilancio comunale 2026, sottolineando l’impegno della maggioranza per un esito positivo.
Tuttavia, la notte precedente, le accuse erano state di tutt’altra natura: si parlava di coercizione, di un approccio autoritario e di una gestione “schizofrenica” dell’aula, con particolare riferimento al ruolo del presidente del consiglio comunale.
Questa polarizzazione accentua la tensione che caratterizza il processo deliberativo, evidenziando le profonde divisioni politiche e ideologiche che attraversano il consiglio comunale di Genova.
La votazione del bilancio, lungi dall’essere una semplice formalità amministrativa, si configura come un vero e proprio banco di prova per la stabilità dell’amministrazione e per la capacità di trovare un terreno comune tra le diverse forze politiche.

