L’inaccettabile persistenza della violenza contro le donne non può essere relegata alla sfera del privato o considerata una tragica inevitabilità.
Si tratta, al contrario, di una profonda lesione al tessuto connettivo della nostra società, un sintomo di disfunzioni culturali e strutturali che richiedono un’azione decisa e pluridimensionale.
Questo è il messaggio centrale che emerge dall’analisi della situazione nelle Marche, come evidenziato dalla recente seduta dell’Assemblea Legislativa dedicata alla problematica.
Il Rapporto regionale 2024 dipinge un quadro preoccupante, rivelando un incremento del 12,4% nelle donne che hanno cercato supporto presso i centri antiviolenza, raggiungendo il numero di 841.
Questa crescita, sebbene indicativa di una maggiore consapevolezza e propensione alla denuncia, segnala anche un’aggravarsi della situazione nel suo complesso.
Il dato demografico sottolinea una distribuzione complessa: il 71,9% delle vittime è composto da cittadine italiane, mentre il restante 28,1% sono donne straniere, evidenziando la necessità di approcci specifici e culturalmente sensibili per garantire un supporto efficace.
L’aumento degli accessi ai consultori femminili (+44,1%), con 971 richieste, suggerisce un’evoluzione nella comprensione del fenomeno, con le donne che ricercano un supporto non solo in termini di emergenza, ma anche per affrontare le conseguenze psicologiche e fisiche a lungo termine.
L’incremento dei casi di violenza che coinvolgono minori (+78,9% dal 2020) è particolarmente allarmante, configurando un’emergenza di protezione dell’infanzia che richiede interventi mirati e tempestivi, non solo per le vittime dirette, ma anche per i loro caregiver.
L’aumento dei procedimenti penali per violenza di genere registrato dalle Procure marchigiane riflette una maggiore attenzione da parte dell’apparato giudiziario, ma solleva anche interrogativi sull’efficacia delle misure di prevenzione e riabilitazione.
La risposta istituzionale, nel segno di un impegno concreto, prevede uno stanziamento di 1,65 milioni di euro per il biennio 2024-2025.
Questi fondi sono destinati a sostenere un sistema di supporto integrato che include centri antiviolenza, case rifugio, consultori, programmi di intervento rivolti agli uomini responsabili di atti violenti – cruciali per affrontare le cause profonde del fenomeno – e attività di formazione per operatori del settore.
La Regione ha inoltre riconosciuto l’importanza di potenziare la rete dei Pronto Soccorso, luoghi di primo contatto in situazioni di emergenza, con ben 224 accessi correlati a violenza registrati nel 2024.
Questo rafforzamento testimonia la necessità di un approccio multidisciplinare che coinvolga diverse figure professionali, dalla medicina all’assistenza psicologica, per garantire una risposta rapida e adeguata alle vittime.
La sfida, tuttavia, non si limita alla cura delle ferite immediate; è imperativo investire in campagne di sensibilizzazione e educazione alla parità di genere, promuovendo una cultura del rispetto e della responsabilità che possa sradicare le radici della violenza.

