Marcia della Pace a Bologna: Tensioni nella Comunità Ebraica

La marcia della pace bolognese del primo gennaio, un appuntamento annuale volto a promuovere la riflessione e l’azione per la risoluzione dei conflitti, si presenta quest’anno con una nota di frizione interna.

La programmazione dell’evento, e in particolare la presenza di un ospite d’onore, il rabbino Jeremy Mlgrom, ha generato un acceso dibattito all’interno della comunità ebraica locale, culminando in una dichiarazione pubblica del presidente della comunità, Daniele De Paz.
La controversia ruota attorno alla modalità con cui è stata organizzata la partecipazione del rabbino Mlgrom, figura di spicco nel panorama ebraico internazionale, con decenni di esperienza in iniziative per la pace dal suo osservatorio a Tel Aviv.
Secondo quanto riferito, la comunità bolognese non è stata coinvolta nel processo decisionale che ha portato alla sua inclusione nel programma della marcia, suscitando preoccupazioni riguardo alla rappresentatività e all’autenticità dell’evento.

De Paz, in un’intervista rilasciata alla stampa locale, ha espresso chiaramente il suo disagio.
La sua presenza, sebbene potenzialmente significativa, genera una dinamica complessa, data la mancanza di familiarità con il personaggio e le sue posizioni.

L’integrazione di figure esterne alla comunità richiede, a suo avviso, un’adeguata condivisione e un processo di consultazione che, in questo caso, non si è verificato.

Rappresentare la comunità ebraica in un contesto pubblico come la marcia della pace, sottolinea De Paz, implica una responsabilità che deve essere affidata a figure riconosciute e condivise, in grado di incarnare i valori e le sensibilità della comunità stessa.
La decisione di De Paz di partecipare solo alla fase iniziale dell’evento, in piazza VIII agosto, evitando la conclusione in piazza Nettuno dove è previsto l’intervento del rabbino Mlgrom, riflette una posizione di cautela e un appello alla revisione del programma.
La sua speranza è che vi sia ancora spazio per un ripensamento della scaletta degli interventi, auspicando una maggiore collaborazione e trasparenza nell’organizzazione della marcia.
L’episodio solleva interrogativi più ampi sulla gestione delle relazioni tra comunità locali e figure di spicco del panorama internazionale, e sull’importanza di un dialogo aperto e inclusivo nella definizione delle priorità e delle rappresentazioni in eventi di rilevanza pubblica.
Si tratta di un momento delicato che, se gestito con sensibilità e apertura, potrebbe rafforzare il senso di appartenenza e la coesione all’interno della comunità ebraica bolognese, consolidando al contempo il messaggio di pace e riconciliazione che l’evento si prefigge di veicolare.

- pubblicità -
- Pubblicità -
- pubblicità -
Sitemap