Minacce agli esuli iraniani a Torino: indagine sulla Digos

Le voci di minacce dirette, giunte tramite messaggi su dispositivi mobili, hanno offuscato la già tesa atmosfera di una manifestazione a Torino, a sostegno delle rivendicazioni di libertà che scuotono l’Iran. Esuli iraniani, residenti nel capoluogo piemontese e apertamente contrari alle politiche del regime teheranino, si sono visti recapitare comunicazioni inquietanti, caratterizzate da un dettaglio preoccupante: un linguaggio che lasciava intendere una conoscenza approfondita delle loro abitudini e della loro posizione.

La gravità della situazione è stata immediatamente segnalata alla Digos, che ha avviato un’indagine per accertare l’origine e l’effettiva natura delle minacce.
Gli SMS ricevuti non si limitano a un generico avvertimento, ma delineano scenari specifici, alimentando un clima di paura e insicurezza tra i membri della comunità iraniana espatriata.
Le comunicazioni, come riferiscono le fonti investigative, sono state indirizzate a persone attivamente coinvolte nell’associazione “Iran Libero e Democratico”, un’organizzazione nata nel 2009 con l’obiettivo di promuovere i valori democratici e i diritti umani nel Paese.

Tra i promotori dell’associazione figura Tullio Monti, presente alla manifestazione e testimone, indiretto, dell’escalation di queste intimidazioni.

L’episodio solleva interrogativi profondi sulla portata dell’influenza del regime iraniano al di là dei suoi confini e sulla capacità di estendere la sua azione repressiva anche a esuli e dissidenti.

La manifestazione stessa, espressione di solidarietà verso le proteste interne, diventa così un focolaio di preoccupazione e un monito sulla fragilità della libertà di espressione, persino in contesti apparentemente protetti.
Le minacce, che potrebbero rappresentare un tentativo di silenziare voci critiche e di scoraggiare l’attivismo, richiamano l’attenzione su un fenomeno più ampio: la persecuzione di dissidenti e attivisti per motivi politici, un problema che trascende i confini nazionali e che richiede una risposta coordinata a livello internazionale.
L’indagine in corso dovrà accertare se si tratti di un’azione isolata o parte di una strategia più ampia volta a intimidire e a destabilizzare la comunità iraniana all’estero.
La protezione di coloro che osano sfidare il regime, anche a distanza, si configura come un imperativo morale e politico.

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