La giustizia si appresta a fare luce su una vicenda tragica, un intreccio di fede, scelte terapeutiche alternative e una perdita irreparabile: la morte del giovane Francesco Gianello, a soli quattordici anni.
La Corte d’Assise di Vicenza ha negato il rito abbreviato per Luigi Gianello e Martina Binotto, i genitori imputati di omicidio colposo aggravato, un segnale che preannuncia un processo complesso e doloroso, volto a esaminare le responsabilità in una situazione carica di implicazioni etiche e mediche.
Il caso, emerso a seguito del decesso del ragazzo all’ospedale San Bortolo, ha portato alla luce una scelta genitoriale che ha privilegiato i dettami della cosiddetta “medicina Hamer”, un approccio pseudoscientifico che attribuisce le malattie a traumi emotivi e che rifiuta i protocolli medici convenzionali.
La vicenda si è arricchita di ulteriori elementi critici con l’apertura da parte della Procura dei Minori di Venezia di un procedimento per la sospensione della potestà genitoriale, un intervento che sottolinea la gravità delle scelte genitoriali e il loro impatto sul benessere del minore.
Le indagini, condotte dal sostituto procuratore Paolo Fietta, hanno ricostruito una sequenza di eventi che ha portato alla morte di Francesco.
La diagnosi di osteosarcoma al femore, formulata nel 2022 presso l’istituto Rizzoli di Bologna, avrebbe dovuto innescare un percorso terapeutico standard basato sulla chemioterapia e, eventualmente, sulla chirurgia.
Invece, i genitori, influenzati dalle teorie di Hamer e supportati da un medico di Padova, hanno optato per un approccio alternativo, fatto di applicazioni di argilla, antinfiammatori e un programma di “rinforzo fisico” in Toscana.
La scelta di rifiutare una biopsia, cruciale per definire la tipologia tumorale e pianificare la terapia più adeguata, si rivela un punto di svolta drammatico.
Il ritardo nell’avvio della chemioterapia, conseguenza di questa decisione, ha permesso al tumore di progredire inesorabilmente.
Solo in una fase tardiva, quando le condizioni del ragazzo erano ormai compromesse, è stata introdotta una terapia che, tuttavia, si è dimostrata insufficiente.
Nel tentativo di attenuare le proprie responsabilità, Luigi Gianello ha espresso, in una dichiarazione pre-processuale, un rimorso doloroso, auspicando che altri genitori si affidino alla medicina convenzionale, pur riconoscendo la possibilità di esplorare approcci integrativi.
Martina Binotto, invece, ha raccomandato con fermezza di evitare l’approccio Hamer, invitando a riflettere sulle proprie azioni, non quelle altrui, quando si tratta di salute.
La vicenda solleva questioni profonde sul diritto all’autodeterminazione dei genitori, il dovere di tutelare la salute dei minori e i limiti della libertà di scelta terapeutica.
Il processo si preannuncia come un momento di riflessione sulla fragilità umana, la forza delle convinzioni e le conseguenze devastanti di decisioni che, pur motivate da amore e desiderio di guarigione, possono condurre a un esito tragico.
Il collegio giudicante dovrà valutare attentamente le dinamiche familiari, le influenze esterne e le responsabilità individuali, cercando di fare luce su una vicenda che ha lasciato una ferita profonda nel tessuto sociale.







