Una serata di musica interrotta da una barriera inaspettata: a Milano, Edoardo Bonelli, giovane spettatore torinese in sedia a rotelle, si è scontrato con un ostacolo che dovrebbe essere ormai relegato al passato, evidenziando una persistente frattura tra l’accessibilità formale di una struttura moderna e la reale inclusione che dovrebbe garantire.
L’episodio, documentato dalla Consulta per le persone in difficoltà (Cpd), solleva questioni cruciali sul diritto all’accesso, alla dignità e alla piena partecipazione alla vita culturale.
L’aspettativa di godere del concerto di Marracash all’Unipol Forum si è trasformata in una sequenza di negazioni.
Edoardo, in possesso di un biglietto regolare, si è trovato inizialmente precluso l’accesso alla Sky Box, area che, contrariamente a quanto comunicato dal personale, si è poi rivelata completamente accessibile tramite ascensore.
La motivazione addotta – l’incompatibilità delle sedie a rotelle con l’area VIP – si è dimostrata non solo infondata, ma profondamente lesiva del diritto di Edoardo di fruire dell’evento alle stesse condizioni dei non disabili.
La vicenda trascende la semplice incomprensione o l’errore umano; rappresenta un sintomo di una cultura ancora troppo spesso permeata da pregiudizi e da una scarsa consapevolezza dei reali bisogni delle persone con disabilità.
La perseveranza di Edoardo, la sua ferma richiesta di esercitare il proprio diritto di spettatore pagante, fino al punto di anticipare un eventuale intervento delle forze dell’ordine per la sua rimozione forzata, testimonia la frustrazione e la rabbia di chi si vede sistematicamente negato un diritto fondamentale.
“Voglio scegliere dove stare, come vedere il concerto, come vivere l’evento,” dichiara Edoardo, esprimendo un desiderio semplice ma potente: essere trattato come tutti gli altri, senza discriminazioni né limitazioni arbitrarie.
La gestione di una sedia a rotelle non è una questione individuale, ma una responsabilità collettiva: di chi organizza eventi, di chi progetta spazi, di chi vende biglietti.
Siamo nel 2025, e la promessa di un’accessibilità universale non può rimanere un’utopia irraggiungibile.
Giovanni Ferrero, direttore della Cpd, sottolinea l’ironia amara di una struttura all’avanguardia che si rivela inadeguata a causa di comportamenti inadeguati.
L’Unipol Forum è concepito per accogliere tutti, ma la vera barriera non è fisica, bensì culturale: un retaggio di pregiudizi e di esclusione che relega le persone con disabilità in una condizione di marginalità.
Superare questo “oscurantismo culturale” richiede un cambiamento profondo nella mentalità, una maggiore sensibilità e una reale volontà di promuovere una società inclusiva, in cui il diritto all’accesso non sia un privilegio, ma un diritto inalienabile per tutti.
L’episodio di Edoardo Bonelli è un campanello d’allarme, un invito a riflettere e ad agire per garantire che le promesse di accessibilità si traducano in realtà tangibili e durature.







