Operai Eurallumina, protesta sul silo: appello disperato al governo

La situazione a Eurallumina, sito industriale di Portovesme, Sulcis, si è radicalizzata.

L’assemblea permanente dei lavoratori, esasperata da un silenzio istituzionale percepito come un’abbandono, ha compiuto un gesto di forte impatto: un gruppo di operai si è arrampicato sul silo n. 3, struttura che svetta a circa 40 metri di altezza, segnalando la gravità del momento e l’urgenza di un intervento risolutivo.
Questa azione, che testimonia la profonda disperazione e la frustrazione dei lavoratori, trova il supporto incondizionato dei sindacati maggiori – CGIL, CISL e UIL – che rivendicano un’azione immediata e coordinata da parte delle istituzioni competenti.

La richiesta è diretta a quattro pilastri del governo: il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), l’Ispettorato del Lavoro (CSf), il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
La crisi di Eurallumina è complessa e stratificata.

Non si tratta semplicemente di una questione economica, ma di un intreccio di fattori che coinvolgono il futuro di un intero territorio.

L’azienda, cruciale per l’economia del Sulcis, si trova sull’orlo del collasso, a causa di una combinazione di fattori che includono l’aumento dei costi energetici, le difficoltà di accesso al mercato internazionale e la lentezza nell’attuazione di misure di sostegno previste dalla legislazione vigente.

I lavoratori non chiedono favori, ma il rispetto di impegni presi a livello governativo.
La legge prevede esplicitamente un finanziamento per la continuità operativa dell’azienda, un sostegno che, ad oggi, non è stato erogato.

La mancanza di questi fondi sta generando un effetto domino di conseguenze negative: mancato pagamento delle utenze, ritardi e sospensioni dei salari per i dipendenti diretti, difficoltà insostenibili per le imprese terziste che operano nell’indotto, e, soprattutto, il rischio di interrompere i delicati e cruciali interventi di bonifica ambientale che interessano l’area.
La bonifica, infatti, rappresenta un capitolo fondamentale della storia di Eurallumina e del Sulcis.
Per decenni, l’attività estrattiva ha lasciato un’eredità di inquinamento che richiede interventi complessi e costosi, volti a ripristinare la salute dell’ambiente e la sicurezza delle comunità locali.

La sospensione di questi lavori, a causa della crisi finanziaria dell’azienda, comporterebbe un danno irreversibile per l’ambiente e una profonda ingiustizia per le generazioni future.
L’azione disperata dei lavoratori, con la sua forte valenza simbolica, è un appello urgente alla responsabilità istituzionale.

Non si tratta solo di salvare un’azienda, ma di tutelare il diritto al lavoro, la salute dell’ambiente e la dignità di un intero territorio.

L’inerzia, ora, non è più un’opzione.
È necessario un intervento rapido, efficace e coordinato, per evitare che la crisi di Eurallumina si trasformi in una tragedia sociale e ambientale.

La situazione richiede una visione strategica che vada oltre la mera gestione dell’emergenza, mirando a rilanciare l’azienda, a promuovere la transizione verso un’economia più sostenibile e a garantire un futuro prospero per il Sulcis.

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