Il commiato da Ornella Vanoni, figura imprescindibile del panorama musicale italiano, si è dissolto in un’eco di note e ricordi, un’esperienza emotivamente densa che ha trascendentato la semplice cerimonia funebre.
L’uscita del feretro dalla chiesa di San Marco, a Milano, non ha segnato una conclusione, ma un passaggio, sigillato dall’improvvisa e suggestiva ripresa dell’organo che ha intonato “Ma mi.
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“, una perla lirica intrisa del dialetto milanese, composta da Giorgio Strehler.
Un brano evocativo, quasi un canto popolare, che ha suscitato una partecipazione corale, un sussurrato e malinconico accenno cantato dai presenti, seguito da un’ovazione silenziosa, un tributo collettivo.
Il momento più intenso è stato affidato alla nipote Camilla, la quale, con voce rotta dall’emozione, ha offerto un saluto intimo e profondo, declamando il verso “Senza fine, sei un attimo senza fine”, tratto da una delle sue canzoni più iconiche.
Un’affermazione che trascende la perdita, suggerendo una presenza duratura, un’eredità che si perpetua al di là del tempo.
La frase, quasi una riflessione filosofica, risuona come un’accettazione della caducità dell’esistenza e al contempo come una celebrazione dell’impronta indelebile che una vita artistica così ricca ha lasciato nel cuore di molti.
Accanto a Camilla, il fratello Matteo ha condiviso un ricordo personale, un’espressione di affetto che ha rivelato il legame profondo che li univa alla nonna, figura materna e guida artistica.
Parole semplici e sincere, come “Porto un pezzo di te dentro di me, è un onore”, hanno comunicato un sentimento universale: la gratitudine per un amore che nutre e sostiene, un’eredità immateriale che si tramanda di generazione in generazione.
L’intera celebrazione non è stata quindi un mero addio, ma una riconciliazione con la memoria, un omaggio a una donna che ha saputo interpretare l’animo umano con intensità e vulnerabilità, trasformando dolore, passione e speranza in arte sublime.
Il funerale di Ornella Vanoni è stato un palcoscenico di emozioni condivise, un momento di collettiva catarsi, un’occasione per celebrare una vita dedicata alla musica e alla ricerca della verità interiore.
L’eco di “Ma mi.
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” e il ricordo del verso di Camilla, rimarranno impressi come simboli tangibili di un’eredità artistica che continuerà a ispirare e commuovere.

