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Orsini (Confindustria): Crescita e Debito, Serve Visione Strategica

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La necessità impellente di una manovra economica orientata alla crescita si scontra con le scelte governative, improntate a una rigorosa gestione del debito pubblico, volta a mantenere la soglia del 3%.

Una decisione che, pur conferendo al Paese un profilo di affidabilità agli occhi dei mercati finanziari, pone ora l’imperativo di sviluppare un piano industriale robusto e lungimirante.
Queste sono le parole chiave pronunciate da Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, durante l’assemblea generale di Confindustria Pesaro Urbino, un intervento che ha delineato le sfide e le aspettative del mondo imprenditoriale italiano.
Orsini ha sottolineato un concetto cruciale: l’affidabilità finanziaria non è un fine a sé stesso, ma uno strumento per accrescere la competitività nazionale.

In un contesto europeo interconnesso, la prosperità dell’Italia è intrinsecamente legata alla salute economica di Francia e Germania, con un interscambio commerciale annuo che supera i 70 miliardi di euro per ciascun Paese.
In altre parole, il successo dell’Italia non può prescindere dal benessere dei suoi partner commerciali europei.

La concorrenza, dunque, non deve essere percepita come un gioco a somma zero, ma come un’opportunità di crescita reciproca e di rafforzamento del mercato unico europeo.
Tuttavia, l’imperativo di contenere il debito ha inevitabilmente limitato lo spazio di manovra per gli investimenti, erodendo risorse per circa 7-8 miliardi.

In questo scenario, Confindustria ha espresso una richiesta ben precisa: la stabilizzazione del superammortamento per almeno tre anni, con una dotazione di risorse che si attesta idealmente tra i 4 e gli 8 miliardi annuali.
Questa misura, spiegano gli industriali, non è un favore, ma un investimento strategico per stimolare la modernizzazione del parco produttivo italiano e colmare il divario tecnologico che ancora ci separa dalle principali potenze industriali.
L’enfasi sulla brevità temporale delle agevolazioni fiscali, con benefici concentrati sull’anno 2026, è stata criticata da Orsini, in quanto favorisce esclusivamente le aziende che hanno già pianificato i loro investimenti a lungo termine.

La pianificazione industriale, infatti, richiede orizzonti temporali più ampi, spesso misurabili in anni, non in mesi.

Lo stesso presidente di Confindustria ne è testimone diretto, avendo impiegato 17 mesi per ottenere una semplice concessione.

La certezza del diritto e la prevedibilità delle politiche economiche sono, dunque, condizioni imprescindibili per incoraggiare gli investimenti e promuovere la crescita sostenibile.

Senza una prospettiva triennale chiara e stabile, le imprese si trovano paralizzate, incapaci di programmare il futuro e di competere efficacemente sul mercato globale.

La richiesta di Confindustria non è solo una questione di risorse finanziarie, ma soprattutto di visione strategica e di impegno politico a creare un ambiente favorevole all’imprenditorialità e all’innovazione.

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