Il recente accordo della Commissione Europea per la Politica Agricola Comune (PAC) 2028-2034 rappresenta un punto di svolta cruciale per l’agricoltura italiana, un risultato tangibile che riflette la crescente influenza e la ritrovata credibilità dell’Italia all’interno dell’Unione Europea.
L’impegno profuso dal governo Meloni, unitamente alla tenace azione del Ministro Lollobrigida e della delegazione italiana al Parlamento europeo, ha permesso di ribaltare la proposta iniziale della Commissione, assicurando agli agricoltori italiani risorse significativamente maggiori, stimabili in circa 10 miliardi di euro in più rispetto al piano originario.
Questa non è semplicemente una questione di finanziamenti; incarna una profonda rivalutazione strategica della PAC.
Il nuovo accordo riconosce la necessità di tutelare la specificità dell’agricoltura europea, garantendo al contempo un reddito dignitoso per gli agricoltori e proteggendo la sovranità alimentare del continente.
Si tratta di un atto di resistenza contro un’ideologia “green” spesso improntata a rigide imposizioni che hanno penalizzato il settore primario, ostacolandone la competitività e mettendo a rischio la produzione alimentare.
L’accordo include anche importanti sviluppi su fronti complementari.
Il rafforzamento delle clausole di salvaguardia nell’accordo Ue-Mercosur, con l’introduzione di un principio di reciprocità negli standard di importazione, è un segnale di maggiore attenzione alla protezione delle produzioni locali.
L’intervento previsto sul Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM), in particolare per quanto riguarda i fertilizzanti, mira a mitigare l’impatto economico sui costi per le imprese agricole e per i consumatori, che si erano impennati a causa delle nuove regolamentazioni.
Questi risultati testimoniano la determinazione dell’Italia nel difendere i propri interessi nel contesto negoziale europeo.
L’improvvisa riscoperta da parte di alcune forze politiche di sinistra, precedentemente critiche nei confronti del settore agricolo, si configura come un tentativo tardivo di appropriarsi di un successo che non hanno contribuito a generare.
Mentre questi attori preferiscono manifestare in piazza, spesso con proteste che si discostano dai problemi reali dei cittadini, l’Italia dimostra di poter operare con pragmatismo e visione strategica a livello europeo, promuovendo gli interessi del proprio Paese e salvaguardando il futuro dell’agricoltura.
La vicenda venezuelana, con la celebrazione della fine di un regime autoritario, evidenzia ulteriormente la differenza tra chi si impegna concretamente per il benessere dei propri cittadini e chi si lascia trasportare da ideologie e propaganda.
L’Italia, con questo accordo, si posiziona come un attore chiave nella definizione del futuro dell’agricoltura europea, difendendo i propri valori e sostenendo la prosperità del settore primario.






