giovedì 22 Gennaio 2026

Padre dona rene e fegato: bambina salva da rara malattia

Un gesto di straordinaria generosità e una complessa sfida medica si sono conclusi con successo al Papa Giovanni XXIII di Bergamo, segnando una pietra miliare nell’ambito dei trapianti combinati in Italia.

Un cittadino serbo, trentasette anni, ha compiuto il raro atto di donare in vita due organi vitali – un rene e una porzione di fegato – alla propria figlia, Sofija (nome di fantasia), una bambina di sette anni affetta da una patologia genetica rara e devastante.

Questa condizione, di natura multifattoriale, ha progressivamente compromesso la funzionalità sia renale che epatica, relegando la piccola a una vita segnata dalla dialisi fin dall’età precoce di quattro anni.
La storia di Sofija è un esempio toccante della precarietà esistenziale e della resilienza infantile di fronte alla malattia cronica.
La dialisi peritoneale domiciliare, inizialmente necessaria, richiedeva sessioni estenuanti, protratte per quindici o diciotto ore al giorno, imponendo un carico fisico e psicologico insopportabile.

Successivamente, l’aggravarsi della situazione, con lo sviluppo di cirrosi epatica, ha reso inevitabile il ricorso all’emodialisi, ulteriore vincolo alla libertà di movimento e all’autonomia.

La malattia, oltre a limitare le attività quotidiane, ha eroso progressivamente l’energia e la vitalità della bambina, condannandola a un isolamento forzato e a una qualità di vita drasticamente ridotta.
La decisione del padre di donare organi vitali è frutto di un profondo amore paterno e di una speranza disperata.
L’intervento, complesso e delicato, ha richiesto una meticolosa preparazione e una squadra medica altamente specializzata.
La procedura di trapianto da donatore vivente in Italia è sottoposta a rigorosi protocolli, mirati a tutelare la salute e l’autonomia del donatore e a garantire la massima sicurezza per il ricevente.

L’iter ha visto la collaborazione con il Ministero della Salute Serbo, la valutazione di idoneità della coppia, il parere favorevole di una Commissione Regionale di Parte Terza e l’approvazione della Procura di Bergamo, tutti passaggi essenziali per assicurare la correttezza e la trasparenza dell’operazione.

Oggi, la famiglia può guardare al futuro con rinnovata speranza.

Sofija ha riacquistato l’appetito, la vitalità e la voglia di giocare, i sintomi debilitanti della malattia sono attenuati, e la prospettiva di una vita più piena e indipendente è finalmente alla portata.
La bimba potrà frequentare la scuola, interagire con i coetanei e godere delle semplici gioie dell’infanzia, liberata dal peso della dialisi e dalla limitazione fisica.
Questa esperienza sottolinea non solo l’importanza della ricerca medica e dell’innovazione nei trapianti, ma anche il potere incommensurabile dell’amore familiare e della solidarietà umana di fronte alla sofferenza.

La dimissione dalla struttura ospedaliera rappresenta un nuovo inizio, un capitolo di speranza in una storia segnata dalla malattia, ma illuminata da un atto di altruismo straordinario.

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