A Palermo, nel cuore pulsante del Palazzo dei Normanni, custode di secoli di storia e arte, si appresta a risplendere un capolavoro scultoreo di straordinaria importanza: il Cristo Risorto Portacroce Giustinani.
L’opera, un’icona della scultura siciliana del XV secolo, sarà presentata alla stampa l’11 novembre alle ore 10:30, per poi essere resa accessibile al pubblico a partire dal 13 novembre, offrendo ai visitatori un’occasione unica per ammirare da vicino un tesoro artistico di inestimabile valore.
La scultura, attribuita alla bottega dei Giustiniani, presenta un elemento particolarmente intrigante e significativo: una venatura naturale di colore nero che attraversa il volto del Cristo.
Questa peculiarità, che alcuni studiosi interpretano come un’impronta divina o un segno distintivo di sofferenza e redenzione, fu inizialmente fonte di perplessità per Michelangelo, che, coinvolgimento nella sua esecuzione, decise di non completare l’opera, lasciando aperta la questione sul suo significato simbolico e sulla sua definitiva realizzazione.
L’evento espositivo, promosso dalla Fondazione Federico II in collaborazione con l’Assemblea Regionale Siciliana, testimonia l’impegno congiunto di istituzioni pubbliche e religiose nella valorizzazione del patrimonio culturale siciliano.
Un contributo fondamentale proviene dal Monastero San Vincenzo Martire, comunità di monaci Benedettini Silvestrini, custodi di una ricca tradizione spirituale e artistica.
Il Ministero per la tutela del patrimonio culturale, insieme alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, garantisce la salvaguardia e la corretta conservazione dell’opera, mentre Erco Lighting contribuisce a creare un’illuminazione suggestiva che ne esalti la bellezza e la drammaticità.
L’esposizione non si limita alla mera presentazione della scultura, ma si propone come un’occasione per approfondire la sua storia, il suo contesto storico-artistico e il suo significato religioso.
Si intende offrire al pubblico una chiave di lettura che permetta di apprezzare appieno la sua importanza nel panorama scultoreo del Quattrocento siciliano, una testimonianza tangibile di un’epoca in cui l’arte e la fede si intrecciavano in un connubio indissolubile.
La presenza di personalità di spicco come il presidente della Fondazione Federico II, Gaetano Galvagno, e il priore conventuale del Monastero San Vincenzo, Duverly Berckus Goma, sottolinea l’importanza dell’evento e l’alto profilo delle istituzioni coinvolte.

