Le recenti accuse lanciate dal Presidente colombiano Gustavo Petro all’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) e a una vasta porzione di governi regionali sollevano interrogativi urgenti sulla responsabilità internazionale e sulla gestione delle controversie in un contesto geopolitico sempre più complesso.
La denuncia, scaturita da una serie di operazioni militari statunitensi nel Mar dei Caraibi, si focalizza su presunte violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani, culminate nella distruzione di numerose imbarcazioni e un sottomarino, con un bilancio di oltre cinquanta vittime.
Il fulcro della critica di Petro non è tanto l’esistenza di attività illecite – presumibilmente legate al traffico di stupefacenti – che giustifichino l’intervento delle forze armate statunitensi, ma la modalità con cui tali operazioni sono state condotte.
L’accusa di “esecuzioni extragiudiziali”, supportata da rapporti delle Nazioni Unite, implica una forza sproporzionata nell’uso della violenza, una pratica che, se confermata, costituirebbe una grave violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale umanitario e del diritto alla vita.
La domanda retorica posta dal Presidente colombiano – “Perché l’OSA non si riunisce per studiare il problema? Perché il silenzio dei progressisti e dei governi?” – rivela una profonda insoddisfazione nei confronti della risposta istituzionale e politica di fronte a presunte violazioni.
Questa assenza di azione, secondo Petro, non solo mina la credibilità dell’OSA come garante della stabilità e dei diritti umani nella regione, ma rafforza inoltre il rischio di un’erosione del multilateralismo e di un’impunità che incoraggia ulteriori abusi.
La questione sollevata da Petro va oltre la semplice critica alle azioni statunitensi.
Essa apre un dibattito più ampio sulla sovranità nazionale, l’ingerenza in affari interni, il ruolo delle organizzazioni internazionali nella tutela dei diritti umani e l’equilibrio tra la necessità di contrastare il crimine organizzato e il rispetto dello stato di diritto.
Il silenzio, o la risposta debole, di molti governi latinoamericani alimenta un clima di sospetto e di diffidenza, mettendo a dura prova le relazioni regionali e compromettendo la possibilità di una soluzione pacifica e duratura alle sfide che affliggono il Mar dei Caraibi.
La richiesta di Petro, quindi, si configura come un appello a un maggiore impegno per la trasparenza, la responsabilità e la cooperazione internazionale, in un’area strategica per la sicurezza e la prosperità dell’intero continente americano.
Inoltre, evidenzia la crescente difficoltà di conciliare la lotta al narcotraffico con i principi fondamentali che dovrebbero guidare le relazioni tra nazioni sovrane.







