La Pizza in Sardegna: Un Pilastro dell’Economia e un’Icona CulturaleL’industria della pizza in Sardegna si presenta come un ecosistema economico vibrante e profondamente radicato nel tessuto sociale dell’Isola.
Con quasi 2.000 imprese attive e un organico di oltre 3.500 addetti, il settore contribuisce in maniera significativa alla ricchezza regionale.
I dati Confartigianato Sardegna, in occasione della Giornata Mondiale della Pizza, dipingono un quadro di un consumo elevatissimo: otto sardi su dieci ne sono estimatori, spendendo in media quasi 50 euro all’anno, generando un fatturato complessivo di 79 milioni di euro.
Questa cifra, seppur significativa a livello regionale, si inserisce in un contesto nazionale dove la pizza rappresenta un vero e proprio fenomeno culturale ed economico.
A livello nazionale, il comparto sfiora i 15 miliardi di euro di fatturato annuale, sostenuto da una produzione impressionante: quasi 2,7 miliardi di pizze sfornate ogni anno.
La domanda è alimentata da un consumo pro capite di circa 8 chilogrammi a persona, con una frequenza che per molti italiani si traduce in una cena a base di pizza almeno una volta a settimana.
La pizza, in Sardegna come nel resto d’Italia, non è semplicemente un piatto, ma una tradizione secolare, un’eredità culturale tramandata di generazione in generazione.
Il suo valore non risiede solo nel gusto, ma anche nella capacità di evocare ricordi, emozioni e un senso di appartenenza.
I pizzaioli sardi, custodi di questa arte, si impegnano a preservare l’autenticità dei sapori, utilizzando ingredienti freschi e di alta qualità, spesso provenienti da filiere locali.
Ogni pizza racconta una storia, un legame con il territorio e le sue risorse.
L’evoluzione del settore è caratterizzata da una crescita esponenziale: nel 2024, il numero di pizzerie attive in Italia ha superato le 88.793, registrando un incremento prossimo al 25% rispetto all’anno precedente.
Questa espansione testimonia la capacità del settore di adattarsi ai cambiamenti dei gusti e alle nuove tendenze del mercato, pur rimanendo fedele alle proprie radici.
Analizzando le preferenze dei consumatori, emerge la Margherita come regina indiscussa, amata dal 59,2% degli italiani.
Dietro di lei, Diavola e Quattro Formaggi si contendono il podio, con variazioni significative legate a genere, fasce d’età e aree geografiche.
La Diavola, particolarmente apprezzata dagli uomini tra i 25 e i 34 anni e diffusa nel Triveneto, si distingue per il suo sapore deciso e piccante.
La Quattro Formaggi, invece, conquista soprattutto le donne over 50, con una predilezione marcata nel Nord Italia.
Capricciosa e Quattro Stagioni continuano a essere apprezzate dagli over 50, testimoniando un legame con i sapori della tradizione.
La produzione di pizza richiede una considerevole quantità di materie prime: oltre 200 milioni di chilogrammi di farina, 225 milioni di chilogrammi di mozzarella, 30 milioni di chilogrammi di olio extravergine d’oliva e 260 milioni di chilogrammi di salsa di pomodoro.
Questi numeri evidenziano l’importanza della filiera agroalimentare a supporto dell’industria della pizza, e la necessità di garantire la sostenibilità e la tracciabilità dei prodotti utilizzati.
La crescita del settore riflette anche un cambiamento nelle abitudini alimentari degli italiani, sempre più attenti alla qualità, alla varietà e alla convenienza.
La pizza, con la sua versatilità e la sua capacità di adattarsi a diversi gusti e occasioni, si conferma un piatto iconico e amato da tutti.








