Pompei: Voci Sepolte Rivelate dalla Fotografia ComputazionaleIl silenzio delle pietre di Pompei custodisce storie di amori appassionati, rivalità feroci e la quotidianità di una città tragicamente interrotta.
Ora, grazie a un innovativo approccio multidisciplinare e alla potenza della tecnologia digitale, queste voci del passato, erose dal tempo e nascoste all’occhio umano, stanno riemergendo con una chiarezza sorprendente.
Un corridoio di passaggio, un tempo vivace snodo che collegava l’area dei teatri alla via Stabiana, si è rivelato un vero e proprio scrigno di testimonianze epigrafiche.
Immagini sbiadite, quasi impercettibili, incise sui muri, sono state riportate alla luce attraverso l’uso di Reflectance Transformation Imaging (RTI), una tecnica di fotografia computazionale che cattura una serie di immagini da diverse angolazioni di illuminazione.
Questo processo, abbinato all’esperienza di epigrafisti, archeologi, filologi e specialisti di digital humanities, ha permesso di identificare 79 nuove iscrizioni, arricchendo un corpus già consistente di circa 200.
Il progetto “Bruits de Couloir” (Voci di Corridoio), nato dalla collaborazione tra l’Università della Sorbona, l’Università del Québec a Montréal e il Parco Archeologico di Pompei, ha illuminato un panorama di frammenti di vita quotidiana.
Tra i ritrovamenti spicca la tenera dedica di Methe, schiava di Cominia, che professa il suo amore per Cresto, invocando la protezione della Venere di Pompei.
Queste brevi, incisive firme, spesso in forma di auguri o insulti, dipingono un affresco vivido delle relazioni umane e delle passioni che animavano la città prima dell’eruzione del Vesuvio.
L’importanza di questa scoperta non risiede solo nel recupero di nuove iscrizioni, ma anche nell’approccio metodologico adottato.
La creazione di una griglia virtuale permette di analizzare i legami spaziali e tematici tra le iscrizioni, ricostruendo un contesto storico e sociale più ampio.
Questa analisi combinata, unitamente alla digitalizzazione delle immagini, contribuisce a una conservazione digitale di queste testimonianze fragili, preservandole per le generazioni future.
“La tecnologia è la chiave per aprire nuove stanze del mondo antico e, soprattutto, per raccontare queste scoperte al pubblico” ha sottolineato Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Pompei, evidenziando l’impegno nel rendere accessibile questo patrimonio inestimabile.
La creazione di una piattaforma 3D che integri fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici permetterà una visualizzazione congiunta e un’annotazione dettagliata delle iscrizioni, arricchendo l’esperienza del visitatore.
Il Parco Archeologico di Pompei ha programmato una copertura del corridoio per proteggere gli intonaci e favorire una visita integrata con le nuove tecnologie.
Questo intervento non solo garantirà la conservazione fisica delle iscrizioni, ma aprirà anche la strada a nuove forme di fruizione e comprensione del passato pompeiano, offrendo una finestra privilegiata sulla vita di una città e dei suoi abitanti, catturati per sempre in un istante di tragica bellezza.
L’iniziativa testimonia un impegno costante a preservare e valorizzare un patrimonio culturale di eccezionale importanza, restituendo voce a chi, secoli fa, l’aveva incisa sulle pareti di Pompei.







