Ponte Messina: Cgil lancia l’allarme, rischio per Gioia Tauro.

L’annunciato Ponte sullo Stretto di Messina si configura, secondo l’analisi della Cgil, non come soluzione a problematiche strutturali che affliggono il Mezzogiorno, ma come potenziale acceleratore di squilibri economici preesistenti e di un danno strategico incalcolabile.
Lungi dall’essere un catalizzatore di sviluppo, l’opera rischia di erodere il valore di un asset cruciale per l’economia nazionale: il porto di Gioia Tauro, uno degli hub portuali più strategici del Mediterraneo.
La Cgil nazionale sottolinea che la costruzione del ponte non solo non genererebbe benefici tangibili per il tessuto economico locale, ma ne minerebbe attivamente la competitività.
Il traffico marittimo che attualmente transita nello Stretto – un flusso consistente di navi portacontainer, car carrier e navi da crociera dirette verso porti vitali come Napoli, Civitavecchia e Genova – verrebbe inevitabilmente deviato.
Si stima una perdita settimanale di 20.000-30.000 container, un dato che testimonia la profondità del potenziale impatto negativo.
È inverosimile che le rotte marittime, ottimizzate per l’efficienza e la riduzione dei costi, si discostino significativamente per circumnavigare la Sicilia al fine di raggiungere Gioia Tauro.

Questo fenomeno di deviazione del traffico comporterebbe non solo un aumento dei tempi di transito e della spesa energetica, ma anche una perdita di competitività per le aziende italiane che operano nel settore della logistica e del trasporto merci.

Inoltre, la scomparsa graduale del servizio traghetto, con la conseguente perdita di circa 2.500 posti di lavoro, aggraverebbe ulteriormente la situazione socio-economica della regione.
La flotta traghettaria nello Stretto non rappresenta solo una fonte di occupazione diretta, ma anche un indotto significativo per una serie di attività commerciali e di servizi connessi.

Le stime dei costi, già contestate e considerate irrealistiche, si rivelano, secondo la Cgil, profondamente sottostimate.
Superare i 20 miliardi di euro è un’ipotesi ampiamente probabile, un investimento colossale destinato ad assorbire risorse che potrebbero essere impiegate in modo più efficace per affrontare le vere criticità del Mezzogiorno, come la carenza di infrastrutture digitali, la bassa qualità dell’istruzione e la mancanza di opportunità di lavoro qualificato.

La Cgil, pertanto, ribadisce la propria ferma opposizione al Ponte sullo Stretto, invitando il governo a rivedere la decisione e a concentrare gli sforzi e le risorse su politiche di sviluppo sostenibile e inclusive, capaci di valorizzare il potenziale del Mezzogiorno senza compromettere il suo patrimonio strategico.
L’impegno della Cgil si concretizza nella manifestazione nazionale “No ponte” del prossimo sabato a Messina, un segnale di mobilitazione a favore di un futuro più equo e prospero per la regione.

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