Il progetto del ponte sullo Stretto di Messina, già segnato da una storia travagliata e ripetute revisioni, si trova ad affrontare una nuova fase di intervento governativo, la quinta in meno di tre anni.
L’ultima proposta, in forma di schema di Decreto-Legge promossa dal Ministro Salvini, solleva interrogativi profondi e apre a un’analisi critica che va oltre la semplice constatazione di un’operazione economicamente dubbia.
Il comitato civico “Invece del Ponte” denuncia un provvedimento intriso di ambiguità, coercizioni procedurali e potenziali conflitti di interesse che ne minano la credibilità e la trasparenza.
La decisione di affidare a Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina, l’incarico di commissario straordinario con il compito di redigere una nuova deliberazione del Cipess, si presenta come una scelta peculiare, quasi paradossale.
Dopo anni di mancate scadenze e fallimenti, anziché una rimozione, giunge una promozione, una dinamica difficile da conciliare con i principi di responsabilità e buon andamento dell’azione amministrativa.
Tale decisione alimenta sospetti su una gestione opaca, in cui le competenze e la capacità di innovazione appaiono subordinate a logiche di convenienza politica.
Il nuovo schema di Decreto-Legge, nel tentativo di superare le critiche mosse alle precedenti formulazioni, introduce un’apparente revisione delle procedure, ma in realtà si rivela internamente contraddittorio.
L’esigenza di acquisire i pareri dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti e del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, un tempo osteggiata, suggerisce una presa d’atto, seppur tardiva, della necessità di garantire una maggiore legittimazione tecnica e giuridica dell’opera.
Tuttavia, la precedente tendenza ad attribuire alla deliberazione del Cipess una natura “sostitutiva” dei pareri stessi, in segno di una pretesa di accelerazione forzata, lascia una cicatrice nella percezione pubblica e mina la coerenza del provvedimento.
Un elemento particolarmente rilevante, e oggetto di aperta critica, è la reiterata riaffermazione, quasi ossessiva, dei limiti imposti dalla legge ai controlli esercitati dalla Corte dei Conti e dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.
Questa insistenza, apparentemente volta a garantire la legalità, appare più un tentativo di scoraggiare un controllo indipendente e approfondito, sollevando dubbi sulla reale volontà di trasparenza dell’esecutivo.
Si tratta di un segnale che invia un messaggio allarmante all’intera comunità tecnica e giudiziaria, alimentando il sospetto di un tentativo di eludere un esame critico che potrebbe rivelare incongruenze e irregolarità.
L’intero progetto, dunque, si presenta come un complesso di scelte politiche e amministrative che richiedono un’analisi rigorosa e indipendente.
Non si tratta semplicemente di una questione infrastrutturale, ma di un banco di prova per la qualità della democrazia e la responsabilità del potere.
L’opera, intrisa di una storia di controversie e revisioni, necessita di un dibattito pubblico ampio e informato, capace di andare oltre le dichiarazioni di intenti e di focalizzarsi sulle reali implicazioni economiche, ambientali e sociali di un intervento che rischia di compromettere il futuro di un intero territorio.








