L’ostinata resistenza dei comitati civici che si oppongono al Ponte sullo Stretto rappresenta una vittoria morale che trascende la mera opposizione a un’opera.
È una vittoria dell’argomentazione paziente, della verifica rigorosa e della partecipazione democratica, valori che ci accompagnano in questa battaglia al fianco di tutte le forze progressiste.
Il messaggio che vogliamo rivolgere al Governo Meloni e Salvini, alla luce delle inequivocabili motivazioni espresse dalla Corte dei Conti, è un ordine categorico: interrompete immediatamente questo progetto e rendete pubblica la consapevolezza di aver sperperato risorse preziose.
Tredici miliardi di euro sottratti a investimenti urgenti per la Sicilia e la Calabria, destinati a progetti vitali per il futuro delle nostre comunità.
Immaginate le scuole da costruire, le infrastrutture sanitarie da potenziare, le opportunità di sviluppo economico da creare con una cifra così considerevole.
Invece, sono stati inghiottiti da un’operazione di propaganda governativa, un’illusione costosa e dannosa.
La sentenza della Corte dei Conti non è un mero atto formale, ma un’analisi puntuale che denuncia gravi irregolarità: procedure forzate, violazioni direttive europee in materia di ambiente e appalti, mancanza di trasparenza nella stima dei costi.
La Corte ha evidenziato come si sia superata la soglia dell’aumento del 50% dei costi, una violazione procedurale che lede i diritti dei cittadini e compromette la legalità dell’intero processo.
La battaglia è tutt’altro che conclusa.
I sostenitori di questa opera continueranno a esercitare pressioni, a cercare vie legali e politiche per forzare la realizzazione del Ponte.
Questo tentativo è l’eco di un passato che non vorremmo rivivere, un retaggio di un’epoca in cui l’interesse pubblico veniva sacrificato sull’altare di ambizioni personali.
La recente riproposizione del condono edilizio del 2003, a pochi giorni dalle elezioni regionali, è un chiaro esempio di questa persistenza.
La decisione della Corte dei Conti ha scatenato una reazione inattesa, un’ammissione velata da parte del Governo: la riforma costituzionale in atto ha un solo scopo, quello di sottomettere la Corte dei Conti, di silenziare le voci critiche, di creare un potere incontrollato.
Questa è una sfida diretta alla democrazia, un tentativo di erigere un sistema in cui chi governa si pone al di sopra della legge e del giudizio dei cittadini.
Non possiamo permettere che ciò accada.
Il nostro compito è difendere i principi costituzionali, garantire che ogni potere sia soggetto a controllo e che la legalità sia rispettata da tutti.
La presenza di indagini che coinvolgono numerosi assessori regionali siciliani solleva seri interrogativi sulla trasparenza e la correttezza dell’azione amministrativa.
Il Presidente della Regione, in segno di responsabilità e rispetto per i cittadini, dovrebbe trarre le dovute conseguenze e dimettersi, restituendo dignità e credibilità a un’istituzione che merita di meglio.
La lotta per il Ponte sullo Stretto è, in realtà, una battaglia più ampia per la salvaguardia della democrazia e della giustizia in Sicilia e in Italia.






